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Iron fishing ….: il monel: cos’è, come funziona e quali le sue potenzialità

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Iron fishing

Di Umberto Simonelli

Quando si parla di lenze autoaffondanti, non di rado i puristi della traina storcono il naso. E se, poi, si parla di monel, i più ortodossi prendono le distanze. Sembra che a giustificare le ragioni di tanta perplessità sia la scarsa sportività del sistema. In effetti, pescare con una lenza metallica, detta così, può sembrare un modo freddo, quasi meccanico, per confrontarsi con i pesci. La elasticità inesistente di una lenza inusuale ed il suo peso non lasciano spazio al concetto classico di confronto con le prede a cui siamo abituati. E, sebbene in parte ciò sia vero, il monel è a pieno titolo una tecnica di pesca che, se meglio conosciuta, potrà

Monel è il nome di una lega metallica molto duttile, composta da una base di rame e zinco, con l’aggiunta di altri metalli per migliorarne le qualità meccaniche, ideata per la realizzazione delle monete (da cui il nome). Grazie al suo elevato peso specifico e alla facilità con cui è possibile ricavarne del filo, il solito ingegno alieutico se ne è impossessato ricavandone la migliore lenza autoaffondante in assoluto. Sezione relativamente sottile, buona tenuta lineare e una incredibile capacità affondante ne hanno decretato il successo. Sebbene non semplice da gestire e, soprattutto, da mettere in pesca, questa lenza si presta ottimamente all’uso con gli artificiali, e non solo, e si rivela capace di insidiare prede inusuali per questa tipologia di esche.

 monel uso e tecnica

Il monel è un filo molto duttile ma anche molto delicato: una piega troppo stretta ne può compromettere la tenuta

  Chi ben incomincia

Per avvicinarsi all’uso del monel è necessario reperire una attrezzatura specifica; la canna dovrà avere alcune importanti prerogative: una lunghezza non inferiore ai 180 cm, passanti a rullino, apicale pivottante e un libbraggio non inferiore a 12/20: tutte caratteristiche indispensabili per confrontarsi con una lenza metallica, che produce sollecitazioni meccaniche importanti durante tutte le fasi di pesca. Non va bene, al contrario, una canna troppo rigida, perchè l’elasticità conferisce movimento all’artificiale rendendolo più attrattivo.

monel uso e tecnica

L’apicale pivottante è una caratteristica essenziale; l’applicazione di un  piccolo campanello può essere molto utile quando si pesca in solitario

Arriviamo quindi alla scelta del mulinello, discorso quanto mai scabroso. Il monel e il metallo delle normali bobine non vanno d’accordo perché, complice l’acqua di mare, si sviluppano delle correnti galvaniche capaci di un deterioramento erosivo del rocchetto montato sul mulinello stesso. Pertanto, si potrà ricorrere a mulinelli specifici, con un trattamento anticorrosione della bobina o potremo procedere in autonomia a “isolare” la bobina con un rivestimento (molto accurato) di robusto nastro telato.

monel , uso e tecnica

 La capienza della bobina è fondamentale per contenere il giusto quantitativo di lenza

Dovremo comunque orientarci su prodotti con una bobina capiente, un buon rapporto di recupero ed un’ottima frizione. Ricordiamo che il monel non presenta alcuna elasticità e in caso di incaglio o, meglio, di una cattura importante, l’intervento della frizione e l’elasticità della canna sono gli unici elementi ammortizzanti.

Grandi manovre

La scelta del monel dovrà essere attenta e, essendo il suo costo non trascurabile, sarà bene effettuare l’acquisto in modo definitivo. La scelta consigliata è quella di comprare il 50 lb e approvvigionarne almeno 360 mt. (pari a circa 400yd). Questa lunghezza ci consente di raggiungere profondità molto elevate, rendendo l’attrezzatura versatile, tanto per insidiare predatori di fondo che pelagici a mezz’acqua. Dopo aver caricato la lenza su un baking in nylon, dovremo procedere ad un operazione di assoluta importanza, da svolgere assolutamente in mare. Ci metteremo in pesca, ma con un artificiale affondante privo di ancorette e, su fondali sabbiosi di varia profondità, sperimenteremo l’affondamento. Si tratterà, con l’ausilio di un contametri, di calare circa 45 metri di lenza per volta ad una velocità standard di 4 nodi, annotare la profondità a cui l’artificiale tocca il fondo e poi fare un segnalino sulla lenza con del cordino colorato.

monel , uso e tecnica

Ecco come realizzare un segnalino con un trecciato sottile e colorato: una goccia di attak lo fisserà saldamente sul filo

Non solo artificiali

La stessa operazione può essere svolta con esche naturali, perché il monel non funziona solo con gli artificiali e, trainando esche vive capaci di sostenere velocità di 2/2,5 nodi (come calamari e aguglie), l’affondamento, causa il minore attrito dell’acqua, sarà maggiore rispetto agli artificiali. I vantaggi sono molteplici: più fondale battuto e quindi più possibilità di incontri, esche veloci che stimolano l’aggressività dei predatori, pesca molto lontano dalla barca … possibilità di insidiare tutti i tipi di pesce.

monel , uso e tecnica

 Non è raro che le lecce attacchino gli artificiali trainati con il monel: questo esemplare è rimasto vittima di un rapala destinato alle palamite …

 Il rovescio della medaglia

Se, da una parte, con il monel le possibilità di cattura si moltiplicano più dell’immaginabile, soprattutto quando il pesce attraversa quei periodi di inattività in cui non risponde alle attrattive del vivo, dall’altra questa pesca implica delle difficoltà operative che impongono pratica e perizia nautica. Il problema principale è rappresentato dall’impegno fisico che l’uso di un mulinello tradizionale impone nel recupero. La fatica per salpare 150 e più metri di lenza è notevole anche senza pesci, la quantità di lenza in mare impone una condotta della barca attenta, in tutti i sensi, con una gestione delle passate che solo la pratica assidua può insegnare: l’incaglio o lo sporcarsi dell’artificiale con le alghe (che lo rendono inutile) possono costringerci ad estenuanti tira e molla.

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 Il mulinello elettrico è una ottima soluzione se si pesca da soli

Ma, una volta che si è acquisita la dovuta perizia, i risultati ci ripagheranno oltre ogni possibile immaginazione. Se si pesca in solitaria o lo si vuol fare con più canne, la soluzione più opportuna è quella di usare mulinelli elettrici, a patto che siano provvisti di manovella tradizionale.

Le prede

Cosa si può catturare con il monel? Semplicemente tutto! Dentici, ricciole, lecce, tunnidi grandi e piccoli, pelagici in genere saranno alla nostra portata. Sarà straordinario riscontrare come si potranno fare catture di pesci che normalmente non curano gli artificiali. Anche le ricciole di taglia o le lecce amia perderanno la loro proverbiale diffidenza quando incontreranno un artificiale trainato lontano dalla barca e da ogni rumore, che nuota trainato da una lenza che non produce allarmanti vibrazioni e che si dispone in acqua in modo molto lineare e morbido. Ed è questa la grande differenza: l’assoluta mancanza di piombi, grandi o piccoli, l’assenza di vibrazioni e, soprattutto, la lontananza dal motore. Il silenzio e la profondità rappresentano il vero valore aggiunto di questa tecnica.

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Dentice,  spigola e palamita sono le prede di elezione del monel

Complesso pescante

Per concludere, descriviamo brevemente la realizzazione della terminalistica. La costruzione è semplice e lineare. Partiremo dalla connessione del monel a del nylon da 0.60/0.70, legato con un buon nodo, ad esempio quello del tubetto, che ha il pregio di essere compatto e resistente. Lo spezzone sarà lungo una decina di metri, alla cui fine connetteremo una piccola girella che ci servirà come giunzione del terminale vero e proprio che realizzeremo con 5 metri di fluorcarbon da 50 libbre a cui applicheremo un  moschettone con girella se destinato a portare un artificiale. Se opteremo per esche naturali, vive o morte, la sezione del nylon potrà scendere ad uno 0,60 ed anche ad uno 0,50, tenendo sempre ben presente che l’elasticità in gioco è scarsa o quasi nulla ed è affidata solo al pre-terminale, alla frizione ed alla canna.

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