Editoriale

L’Editoriale di Febbraio


 

Non ci sono argomenti particolarmente rilevanti di cui ragionare, fatto salvo il nuovo regolamento europeo che pone nuove disposizioni sul controllo della pesca professionale ed anche ricreativa.

Non è facile districarsi nell’ambito di queste delibere europee che poco o nulla vengono divulgate al popolo, anche perché, come nel caso della pesca, riguardano un settore piuttosto ristretto e che fa poca notizia.

Certo è che da quel che ho percepito il laccio dei controlli si stringe sempre di più, soprattutto per i professionisti.

Anche per noi ricreativi qualche piccolo provvedimento esiste e si dovrà provvedere, entro due anni, a segnalare le catture delle specie soggette a quota tramite una comunicazione elettronica.

Cosa possibile che venga estesa anche ad altre specie attenzionate via via dagli osservatori scientifici.

Alla fine meglio che sottoporsi alla trafila della dichiarazione di cattura, che spesso è veramente complicata.

Non è escluso che le regole non si facciano più stringenti, ma alla fine porre dei limiti e obbligare tutti al rispetto di nuove norme sarà un atto dovuto.

Oltre alla pesca professionale che non scherza davvero, anche il prelievo ricreativo e quello mascherato da ricreativo, dovrà avere degli ulteriori paletti.

Sperando che i paletti facciano rima con controlli perché diversamente se al “delitto non segue il castigo” qualsiasi legge perde di efficacia.

Oggettivamente lo sforzo di pesca dei ricreativi è aumentato ed è aumentata la capacità di prelievo grazie anche alla comunicazione (a cui abbiamo contribuito anche noi) ma anche ad una tecnologia sempre più evoluta che, a dire il vero, sembra voler toglierci proprio la parte più bella della pesca, trasformandola in un tiro a bersaglio fisso.

Ma chi se la vedrà peggio, almeno nei tempi più prossimi, è la categoria dei professionisti i cui limiti sembra si facciano sempre più severi.

Oltre alla riduzione della flotta si stagliano all’orizzonte sistemi di controllo sempre meno eludibili.

C’è da dire però che, malgrado la categoria la racconti come un accanimento ingiustificato nei loro confronti, qualche peccato sulla coscienza (anche più di uno) i prof ce l’abbiano.

Per chi come me è iscritto alla news letter della Guardia Costiera, leggere di sequestri e illeciti contravvenzionati, nel settore della pesca professionale, è all’ordine del giorno e sembra come, lasciatemelo dire, ci sia la consuetudine a giocare a guardia e ladri.

Segno che non è fortuita occasionalità ma metodo.

Ala fine c’è poco da fare ed è conseguenziale che se i ladri aguzzano l’ingegno le guardie dovranno fare altrettanto, con un gioco sempre più stringente.

Certamente pescare è diventato costoso, personale, mezzi e carburante sono voci pesanti nel bilancio di un motopesca che, nelle pesche di basso fondale, si beve anche 600 litri di carburante al giorno, che quand’anche a costo agevolato è davvero una bella cifra.

Ma l’impatto della pesca industriale è evidente e va in qualche modo riorganizzato; impatto sullo stock ittico ed ambientale in termini di inquinamento e CO2 emessa.

Come ho detto più volte la pesca è un’attività estrattiva e prendi oggi , leva domani i nostri mari, che sono a rischio da tempo, collasseranno irreversibilmente, perché ancora non si è capito che ci stiamo mangiando sia l’uovo che la gallina .

E tra un po’ non ce ne sarà più per nessuno

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