Editoriale

L’editoriale di Marzo


Questo mese l’argomento di cui discutere in questo editoriale è praticamente una scelta obbligata.

Parliamo ovviamente del decreto ministeriale sottoscritto dal Ministro On. Francesco Lollobrigida, con il quale, allo scopo di scoraggiare ed eliminare fenomeni di pesca illegale, facilitare le attività di verifica e controllo e non ultimo, tutelare la risorsa ittica e i legittimi interessi della pesca professionale, sportiva e ricreativa, si obbliga alla drastica riduzione del numero di ami dei palamiti, o palangari, ad uso ricreativo da 200 a 50 ami.

Bum!

E così, in un attimo il popolo dei pescatori si sveglia dalla letargia sistemica da cui è perennemente afflitto, gridando al sopruso …

Un atto, recitano le fonti di informazione, così prevaricante che senza alcuna discussione colpisce alle spalle, pescatori minandone le tradizioni e le abitudini.

Da una parte se i ricreativi piangono, dall’altra i professionisti gridano vittoria, sull’onda della vecchia e oramai avariata tarantella dei ricreativi che levano il pane di bocca ai “tengo famiglia”.

Bene credo che ci sia da fare un bel po’ di chiarezza e dare una dimensione attuale alle cose.

O meglio, ci provo, ovviamente con il limite delle mie capacità e quello delle mie di convinzioni, maturate dopo solo qualche decennio di frequentazione del mondo alieutico ricreativo.

Mentre ce ne andiamo a pesca spensieratamente, si svolge da sempre nelle sedi decisionali una lotta delle compagini di pescatori professionali contro tutto e tutti, nell’obbiettivo di appropriarsi del mare e farne definitivamente terra di conquista.

E tra i nemici giurati dei prof (a loro convinzione) ci sono i ricreativi.

Ma non voglio entrare nel circolo vizioso (e scontato) dei soliti discorsi che facciamo tutti … ma loro qui loro la, le reti sotto costa, lo strascico, la circuizione etc. etc.

Vorrei invece partire da un’analisi diversa.

E’ scontato che il decreto è un contentino ai professionisti che ci vedono come la mamma dei loro mali, ma mi voglio comunque tenere lontano dalla polemica.

E’ da oltre 15 anni che nei vari tentativi di riassetto delle regole della pesca amatoriale si andava parlando dell’abolizione del palamito come strumento di prelievo.

Sono anche d’accordo che sia una pesca della tradizione, ma è insostenibile che possa essere uno strumento ricreativo.

Se la norma prevede da sempre limiti al numero degli ami, nelle lenze da bolentino, nelle correntine piuttosto che per le lenze morte, come è conciliabile che si possano calare in mare 200 ami?

E a chi risponde che il palamito non è così proficuo come si pensa, la mia risposta è che non lo sarà per lui, perché, chi sa come fare e dove mettere le mani, il sacco, invece, lo riempie e come se lo riempie.

E’ certamente uno strumento difficile, perché richiede perizia a 360 gradi ma, “TEORICAMENTE” ogni amo potrebbe essere un pesce.

Non è selettivo e, se si perde sul fondo, oltretutto è anche inquinante: 200 ami possono essere distribuiti anche su centinaia di metri di madre lenza …

Attenzione… sento ronzare nella testa di qualcuno che una buona pescata anche fuori delle regole non sarà mai dannosa come una bella “cianciolata”.

Vero, anzi verissimo, ma il fatto non sdogana nulla, parliamo di regole che vanno rispettate e il maledetto “stragismo di massa” dei cianciolari lo dovremmo combattere in altre sedi.

Torniamo a noi; nel decreto c’è anche un altro pasticcio.

Perché si vieta il recupero del palamito, anche quello alleggerito a 50 ami, con l’aiuto di sistemi meccanici di qualsiasi tipo.

Un divieto che si pone l’obbiettivo di scoraggiarne ulteriormente l’uso.

Ovviamente, siccome chi si occupa di leggi, ignora la tecnica, si è parlato di salpareti: tutt’altra macchina che nessun ricreativo possiede.

Insomma se insieme al malcontento si voleva fare anche confusione ci sono perfettamente riusciti.

Però nelle motivazioni del provvedimento una condivisibile c’è.

Perché il palamito è una tecnica di pesca adottata da molti ex professionisti, travestiti da ricreativi e questo si configura come bracconaggio.

Ed è un fenomeno molto meno comune di quanto qualcuno racconti.

Oltretutto amici pescatori c’è poco da fare, il palamito non è ricreativo è uno strumento di raccolta di pesce e sebbene nessuno neghi la sua valenza culturale e tradizionale, almeno a me, viene difficile pensare di poterlo ancora annoverare tra gli strumenti consentiti.

E alla fine 50 ami ben sistemati sono meglio di niente e il pesce per l’auto consumo, vero scopo della nostra pesca, ce lo portiamo a casa.

Fatto sta che la pesca ricreativa, se vuol sopravvivere, deve assumere un assetto più etico.

La pesca professionale invece, malgrado le già concrete restrizioni, sicuramente dovrà tirare ulteriormente la cinghia.

Alla fine mangiare pesce è vero che fa bene, ma nel mare, un po’ ce ne dobbiamo lasciare.