Editoriale

L’editoriale di febbraio 2023

Eccomi qua nuovamente pronto ad annoiarvi con qualche nuova elecubrazione intorno alla nostra passione e al mondo della pesca.

La pesca o meglio la sua economia sta vivendo un momento di recessione

Un momento che potremmo definire vagamente distopico , in cui la passione, che i pescatori per fortuna non perdono,  non va di pari passo con l’economia di settore che soffre molto per moltissimi motivi.

Fare un esame preciso e dettagliato delle cause che stanno soffocando l’economia alieutica potrebbe essere anche un esercizio interessante ma poco conclusivo rispetto alla soluzione dei problemi almeno in questa sede.

Perchè purtroppo queste sono le conseguenze di strade ( parliamo di quelle percorse delle imprese di settore) intraprese nel periodo delle vacche grasse che ora invece sono dimagrite moltissimo,  di reperibilità delle merci che provengono dall’oriente, da mercati che si sono bloccati per guerre e crisi  ma soprattutto dal fatto che nelle nostre famiglie in qualche modo si deve fare i conti con una realtà che ci pone al cospetto di scelte che impongono strade obbligate, tra necessario e superfluo.

La pesca, di fatto, visto che non possiamo vivere del pescato, arretra le sue posizioni ancor di più  all’ambito del superfluo , dove tra imbobinare di nuovo il mulinello, permettersi una canna più performante o pagare la bolletta della luce  la scelta è scontata …

E pensare che nell’immediato dopo guerra e anche durante l’ultimo conflitto, la pesca, nelle acque interne in particolare, in molte regioni d’italia fu una risorsa preziosa per affrontare la necessità di reperire proteina nobile animale.

Molti non sanno che fu proprio quesa necessità che fece consolidare la realtà di alcuni costruttori, oggi famosi nel mondo, che iniziarono proprio lavorando le canne lacustri per confezionare le canne da pesca che Hanno consentito a molti di sfamarsi pescando nei corsi d’acqua, all’epoca ancora  densamente popolati dalle specie endemiche .

Ebbene l’industria e i negozianti oggi, invece, navigano a vista in un mercato dove va forte solo il materiale di consumo …

L’unica cosa che non passa però è la passione, perchè andare a pesca è una “cosa” da cui non si guarisce ed è dalla “passione” che dobbiamo ripartire, soprattutto motivando i giovani e i giovanissimi.

Penso che sia una mission fondamentale in cui è di vitale importanza impegnarsi, perche la pesca non è solo il gioco di adulti poco cresciuti che passano il loro tempo appendendo vermi agli ami o a rincorrere i pesci per i sette mari.

La pesca è un valore, prima di essere un’attività ricreativa, la cui peculiarità è di essere comune a persone di culture ed etnie diverse nel mondo.

Un filo immaginario che lega inspiegabilmente milioni di persone nel mondo

Ma anche un valore di vita e di attenzione all’ambiente, classico di tutte le attivià all’aria aperta.

Purtroppo oggi manca il ricambio generazionale che oltre a garantire una continuità economica di tutto l’indotto, corre il rischio di interrompere la cultura alieutica.

Ecco, penso e non credo di essere l’unico  che bisognerebbe ripartire proprio dai giovani, travasando a loro quella scintilla che è la passione della pesca.

Perchè oltre ai grandi valori educativi, che riesce a insegnare, i giovani potrebbero ridisegnarne anche i caratteri con contorni di maggior attenzione all’ambiente, maggiore sensibilità e senso etico.

Nella speranza che i nostri giovani possano provare le stesse emozioni che questa grande passione ha regalato a noi