Editoriale

L’editoriale di Febbraio

Eccoci qui , amici e benvenuti in questo piccolo spazio per parlarvi del più e del meno e magari annoiarvi con qualche pensiero a voce alta.

Oggi vorrei soffermarmi nuovamente sul mondo della pesca (oltretutto sarebbe difficile parlare di altro in queste pagine) per fare qualche ragionamento su come tutto sia cambiato, rispetto a pochi anni fa.

La comunicazione di settore è stata affidata da sempre alla carta stampata ed in particolare a due testate storiche, Pescare che poi diventò Pescare Mare e Pesca in Mare.

Su queste pagine hanno sognato e sono cresciute più di due generazioni di pescatori, leggendo articoli di penne che sono passate alla storia e che ancora oggi, tra i lettori “più datati” scatenano antiche nostalgie.

La pesca era ancora misteriosa, segreti e tecniche venivano dispensate a piccole gocce, come magiche pozioni capaci di aprire le porte degli abissi.

Poi, ma è già storia recente, con la diffusione della rete che è entrata nelle nostre case con quegli arcaici dispositivi che sembravano usciti da un film di fantascenza anni 60, apparve un forum storico.

Sconosciuto ai più giovani, Bigggame.it è stato per anni il salotto di molti pescatori  dove  sono fioriti talenti  e passioni, alla luce di confronti davvero meno convulsi dei social attuali, soprattutto meno dediti alla rissa e al “cielodurismo” atteggiamenti che oggi caratterizzano il settore.

Poi apparve anche un altro punto di riferimento come Live Baiting , altra community dove, anche qui grazie ad un moderatore, spesso severo ma giusto, si registravano pochi conflitti e molta crescita.

Di fatto il termine big game è davvero emblematico e sintetizza egregiamente lo spirito che la pesca ricreativa dovrebbe avere, quella, appunto, di un grande serissimo gioco, dove il divertimento è proprio quello di seguire le regole, oltre che prendere pesci.

La tentazione di dire ” ai miei tempi …” purtroppo ci sta tutta; il tempo passa e non perdona nessuno e tanto meno chi scrive.

Però debbo dire che il rapido passaggio ai nuovi social sicuramente non ha prodotto grandi risultati.

Oggi questa nuova comunicazione, se tale si può definire, non ha fatto bene al settore, ma ha solo dato malamente la stura ad una, a volte penosa, fiera delle vanità dove la pesca ha perso il valore più importante che era quello educativo.

Sicuramente la competizione, la voglia di essere più bravi, la smania di catture, sono sempre esistite ma oggi non c’è più neanche il pudore a contenerle, diventando tutto smaccatamente evidente: bello e brutto in un mix che imbratta tutto.

Non voglio fare del facile moralismo, ma ci siamo giocati la parte più bella lasciando il posto a qualcosa di confuso ma che davvero non è l’obbiettivo che dovrebbe essere per ogni pescatore, ovvero imparare a prendere i pesci.

Oggi si diventa pescatori più bravi di altri perchè si hanno più “patacche”  sulle magliette o si sfoggia con fierezza una canna o un mulinello che altro non sono che figli di qualche like in più …

Ma poi cosa vuol dire essere bravi pescatori ?

Prendere tanti pesci, più grossi degli altri e per questo essere promossi ad un livello di persone migliori ?

La pesca non migliora l’uomo come non lo migliora saper giocare a bocce o fare centro con un pallone.

La pesca migliora l’uomo solo quando la pazienza, determinazione e modestia, fondamentali per questa attività, attraverso la pesca stessa crescono ed entrano nel nostro quotidiano e non davvero catturando i pesci più grandi.

Altrimenti, amici miei, bisognerebbe domandare al dottore che forse ci salverà la vita se è capace a legare un amo ….

Umberto Simonelli