Ed eccoci qui, ad un nuovo appuntamento per l’editoriale di questo mese di marzo.
Siamo alle soglie della primavera e come tutti gli anni ben presto si tornerà a parlare, tra gli appassionati di traina, del prelievo dei dentici durate il periodo riproduttivo, il così detto “montone”.
Un argomento che spesso accalora gli animi dando vita, soprattutto nella grande piazza dei social, a vivaci discussioni.
Si schierano in campo così, fazioni diverse divise tra chi pensa che si debba fermare il prelievo, chi lo vorrebbe solo moderare e chi invece pensa che sia tempo perso pensando ai prelievi massivi dei professionisti.
In mezzo a tanti punti di vista diversi e all’inevitabile confusione che ne consegue, vediamo di fare un po’ di chiarezza, ragionando con calma.
C’è da considerare che da sempre la pesca ha sfruttato i periodi riproduttivi per approvvigionare pesci; una su tutti quella al tonno il cui percorso di migrazione, verso le zone di riproduzione, veniva intercettato da sistemi da posta complessi ed elaborati.
Ma tutt’ora noi parliamo di stagioni di pesca… la stagione dei calamari delle seppie o delle orate: ebbene la maggior presenza o attività di una specie nelle fasce di mare costiere è solo dovuta alle attività riproduttive che spingono i pesci a raggiungere le zone più appropriate per prepararsi alla stagione degli amori.
Il dentice e l’orata, sebbene in periodi diversi, sono accomunati dall’abitudine di svolgere le loro “funzioni nuziali” riunendosi in branchi numerosi in punti precisi.
I dentici in particolare assumono un atteggiamento aggressivo che li induce ad attaccare qualsiasi cosa gli passi a tiro, che sia un artificiale o un’esca viva.
La concentrazione di molti esemplari li rende individuabili e vulnerabili: facilissime prede di catture multiple.
Lo sanno bene i cianciolari che fanno cale distruttive, ma lo sanno bene anche gli amanti della traina.
Fin che i metodi di prelievo sono stati sostenibili, gli stock non soffrivano il prelievo ma con l’evoluzione della tecnologia, oggi è possibile effettuare azioni massive mirate e senza margine di errore,
Succede per i professionisti ma è prerogativa anche di noi ricreativi che oggettivamente disponiamo di strumentazioni fin troppo efficienti.
Ma torniamo al discorso degli animali in riproduzione … nella caccia, che si esercita a fronte di una licenza a titolo oneroso, i periodi di riproduzione della fauna selvatica sono ben stabiliti, così come lo sono nelle acque interne e vengono seriamente rispettati salvo le solite eccezioni negative legate al bracconaggio.
Anzi i cacciatori soprattutto, molto spesso, tutelano durante il fermo, il territorio per assicurare alla selvaggina le migliori condizioni riproduttive al fine di favorire l’accrescimento dello stock.
Nella pesca tutto ciò non accade perché oltre a non esserci cultura specifica in tal senso non ci sono norme in merito, segno evidente di una “vacatio legis” gravissima, che persiste, malgrado le rovinose condizioni dei nostri mari, non si sa se per ignoranza o convenienza.
Leggendo nei vostri pensieri sento già i soliti commenti : .. i danni li fanno i professionisti … che sarà mai se per una volta, visto che non pesco mai, mi porto a casa tre pesci?
O peggio immagino gli occhi sgranati di chi pensa che queste preoccupazioni siano solo stupide corbellerie.
Ma mi immagino anche chi fa spallucce pensando, forse a ragione, che i problemi siano ben altri.
Forse è ora di un cambio di passo, di un salto di qualità e di un approfondimento delle ragioni etiche e biologiche che dovrebbero portare tutti a rispettare le proprie prede.
Lo facevano gli indiani d’America, con i bisonti, molto tempo fa possiamo farlo noi che stiamo andando su marte.
E’ scontato che un pesce pescato a Natale non potrà riprodursi, per tanto se non lo si è preso prima e lo si prende adesso la “matematica” non cambia.
Ma è nel prelievo multiplo e continuato,che è possibile effettuare senza grandi capacità alieutiche, che cade ogni ragione, soprattutto per il fatto che un prelievo intensivo e martellante, cosa che succede purtroppo molto spesso, non solo diminuisce lo stock ma spesso disperde i pesci rendendo sterile lo spot.
Oltre a questo c’è l’aspetto etico …
L’etica è quella dottrina speculativa che induce a ragionare sulle proprie e altrui azioni …
E che ci dovrebbe far capire che vincere facile quando il nostro antagonista ( ammesso che un pesce lo sia) è in difficoltà è scorretto oltre al fatto ben più grave di essere dannoso.
Visto poi che non peschiamo (più) per sopravvivere.
Umberto Simonelli



















