Prima di tutto … Buon Anno a tutti …!
Gli auguri fanno sempre bene e più sono e meglio è, soprattutto se sono sinceri.
Fatte le dovute premesse, iniziamo questo anno, con alcune riflessioni che voglio condividere con chi ha la bontà e soprattutto la pazienza di leggermi.
E’ notizia di pochi giorni fa della vendita, sul mercato di Tokio, di un tonno con un prezzo che definire da record è riduttivo.
Un tonno rosso di 276 kg e quindi neanche un pesce enorme, è stato venduto, presso l’asta del pesce, a ben 207 milioni di yen che equivalgono a circa 1,20 milioni di euro.
Una cifra da capogiro che porta il valore al kg di questo pesce a oltre 4000 euro …
Mettiamoci pure che il valore è cresciuto smisuratamente per il forte simbolismo che questo tonno, il primo pesce dell’anno, rappresenta.
E fin qui, se parliamo di simbolismi, ritualità e aspetto socio culturale c’è poco da dire, salvo, concedetemelo, la stranezza di un popolo disposto a tutto pur di assicurarsi di mangiare carne di tonno.
Al contrario se parliamo dell’aspetto economico di questa faccenda i pensieri assumono direzioni e contenuti diversi.
Il mercato giapponese acquista e consuma la gran parte del tonno mediterraneo e quel che rimane di una filiera produttiva, soprattutto in Italia è molto poco.
Parliamo di qualche lavorazione di nicchia che segue vie di commercializzazione d’élite, con costi importanti e non accessibili a tutti e quella parte di pescato fresco che va nei nostri mercati o nel circuito di ristorazione.
Ma il punto, al momento, non è “il tonno per tutti”, sebbene ci sarebbe davvero da indignarsi , visto il fatto che con una quota assegnata all’Italia nel 2024, di 5283 tonnellate e con le oltre 12.000 “allevate” a Malta, sfido chiunque a reperire una scatoletta di tonno rosso in qualsiasi supermercato.
Basterà dare un’occhiata alle etichette per vedere che dentro c’è di tutto ma di Thunnus Thynnus neanche la puzza.
Infatti il ragionamento verte sul valore economico del tonno, la cui gran parte finisce nelle vasche di allevamento di una piccolissima nazione e che da li prende la strada dell’oriente.
Ed il bello della faccenda è che gran parte del tonno conferito agli allevamenti maltesi e poi al mercato del sol levante, proviene da armatori Italiani.
Il volume di affari generato extra Italia è veramente importante ma, da ignorante dei meccanismi commerciali, mi viene da pensare che i nostri tonni dovrebbero essere considerata una risorsa del territorio. e che tali dovrebbero restare.
Il fatto di prelevare tonni allo stato giovanile ed ingrassarli secondo gli standard giapponesi, per poi venderglieli, mi sembra come svendere i gioielli di famiglia.
Una sorta di attività estrattiva da 200 milioni di euro l’anno, la cui ricaduta sulla economia nazionale è tutta da vedere.
Per non pensare anche all’impatto ambientale che generano le gabbie di ingrasso, con le evacuazioni dei pesci e il prelievo intensivo di foraggio per farli letteralmente ingrassare.
E noi pescatori ricreativi che quest’anno ci siamo dovuti accontentare di 22 tonnellate e 665 kg…
Mi viene da dire che è come levare a poveri per dare ai ricchi …




















