Editoriale

L’editoriale di Giugno

Non è semplice ogni mese trovare un argomento il cui interesse possa essere condiviso con i lettori.

Anche perché, in realtà la pesca ricreativa, in questo momento, non ci offre fatti o spunti importanti da analizzare.

Siamo in prossimità dell’apertura al tonno, separati da una manciata di giorni dalla data fatidica ed anche questo argomento, sempre molto controverso, ha smesso di fare notizia.

I pescatori, nel pieno “italian style” , piuttosto che pretendere a gran voce un adeguamento delle quote o più semplicemente esigere una condizione paritetica alle altre categorie del mare, (anche la nostra genera economia e pil) preferiscono adattarsi alle contingenze e prendersi quel che viene.

Anche perché alla fine dei giochi i tonni li pescano tutti e senza neanche tanto pudore.

Tra una foto spacciata per quella dello scorso anno, un “catch&release”, che non si sa quanto sia catch e quanto release, alla fine tutti tornano a casa più o meno contenti.

Guardandoci intorno però gli argomenti su cui tenere alta l’attenzione ci sono eccome.

E non ci riferiamo solo alla pesca, ma soprattutto al mare che è il focus dei ragionamenti.

In una recente riunione ho avuto modo di confrontarmi con un ricercatore dell’ESA, l’agenzia spaziale europea; con uno di quegli scienziati che, grazie ad una rete di satelliti intorno al globo, controllano e sorvegliano la salute del globo mare.

E quanto ho appreso mi ha veramente impressionato.

Bene … la situazione è terrificante ed il futuro del mare, dei pesci e della vita è offuscato da orizzonti molto cupi.

Siamo un’emergenza vera, reale, drammatica e soprattutto indifferibile che ha già provocato danni e che ne provocherà ancora tanti.

Emergenza inquinamento ed emergenza climatica sono un binomio terrificante che fa temere per il futuro dei nostri figli ed anche nostro.

Le azioni potranno essere solo collettive ed avranno un senso solo se massive; nella propria singolarità ciascuno di noi poca forza potrà esercitare se non cercando di modificare con il proprio comportamento anche quello degli altri.

Si può iniziare raccogliendo ciò che si usa in spiaggia, fino a non spegnere e abbandonare i mozziconi di sigaretta in mare e magari, quando capita, raccattare anche quel che ci galleggia intorno.

E’ un fatto di modalità, è un settaggio nuovo delle nostre abitudini che possono anche poi manifestarsi in un prelievo ragionevole, che sia attento nella quantità e nella taglia e che riconosca i periodi di riproduzione.

Anche il mare è fatto di tante gocce e tutte insieme riescono a coprire buona parte della terra garantendone la continuità della vita.

E anche noi possiamo essere tante gocce tutte insieme  potremmo fare la nostra parte.

Il mare è la nostra sorgente di vita, trattiene anidride carbonica e ci regala ossigeno, ad esempio con le praterie di posidonia che, vere e proprie piante, grazie alla luce permettono l’esistenza di un’atmosfera respirabile.

La plastica è fuori controllo e tutto il mondo, tramite l’apporto fluviale, ne scarica quantità impensabili, malgrado la consapevolezza delle istituzioni e ide produttori stessi.

Riciclare la plastica è insufficiente perché pulire non basta e la soluzione vera è non sporcare.

Andare a pesca e continuare a farlo potrà essere sempre più difficile se il mondo non si ferma davvero.

La pesca professionale, altro grande momento impattante dell’equilibrio del mare, non frena il prelievo e gli stock in sofferenza aumentano vertiginosamente.

E’ pratica quotidiana quella dei sequestri di pescato illegale che comunque non riescono a fermare la piaga, in uno scenario quotidiano dove l’illegalità è un modus agendi impossibile da eradicare.

Il mare è saccheggiato quotidianamente in modo incessante: dalla raccolta dei ricci ai tramagli nella posidonia, dallo strascico sotto costa a quello abissale, dalla pesca a circuizione alle grandi reti da posta o alle decine di km di long liner.

Un quadro da brividi che sicuramente non piacerà a nessuno ma sul quale bisogna riflettere seriamente.

Volevo fare un editoriale più leggero parlando di pesca, ma l’amore per la pesca è amore per il mare ed anche così se ne parla.

Forse ritrovarsi dell’amaro in bocca a fine lettura potrà essere una cosa che non avevamo messo in conto….

Ma si dice che le medicine amare siano quelle che facciano meglio.

Il mare va salvato …