Editoriale

L’editoriale di Maggio

Questo mese voglio condividere alcuni pensieri riguardo la pesca.

Sicuramente nell’immaginario di tutti coloro che di pesca non si intendono i pescatori sono adulti bambini che non crescono e passano il loro tempo con una canna in mano e il secchiellino con i vermi, in attesa di un pesce che non arriva mai.

Tant’è che, quando lungo un molo un pescatore è impegnato nel recupero di un pesce, quasi sempre è attorniato da un capannello di curiosi che aspettano di vedere venir fuori dall’acqua scura questo abitante del mare che molti non hanno neanche mai visto da vivo.

Va così che la pesca, nell’immaginario collettivo, è un gioco di cui ci si scorda passata la bella stagione.

E invece no, la pesca per oltre un milione di persone nel nostro paese, e molti milioni nel mondo è la più profonda e radicata delle passioni.

E la magia sta proprio in quel filo che passa la superficie dell’acqua e attraversa il confine con un mondo sconosciuto.

Ed è proprio attraverso quel filo che inizia un viaggio e le nostre emozioni prendono vita e si trasformano in una realtà che ci accompagnerà per sempre.

Una passione che non solo condiziona la vita degli appassionati ma che muove anche un’impensabile economia, il cui valore è sconosciuto ai più, ma quel che è peggio è assolutamente sottovalutato e ancor meno incentivato.

La pesca è una risorsa, ma ancor più lo sono i pesci che ne sono l’essenza e che dovrebbero essere considerati come una risorsa del territorio.

Pescare male e pescare troppo, significa incrinare irreversibilmente un equilibrio che già è pericolosamente compromesso con un processo la cui reversibilità è in forse.

Questo ovviamente un discorso che abbraccia tutto il mondo della pesca nella sua interezza, dai ricreativi ai professionisti.

Perché, consentitemi l’ovvietà, se i pesci finiscono finisce anche la pesca.

Ragionando mi torna in mente un fatto che accadde a seguire i campionati del mondo di drifting tenutisi nel 2012 ad Ostia, località che è considerata il mare dei Romani.

Intervennero i migliori equipaggi del mondo, alcuni dei quali malgrado abituati ai grandi rostrati, non si erano mai confrontati con i nostri tonni giganti.

Emozioni indimenticabili in un mare allora pieno di tonni che, coniugate alla magia di un territorio in cui si concentrano arte, cultura, fashion e una enogastronomia come poche al mondo, hanno innescato un interesse pazzesco.

Tant’è che molti degli equipaggi tornarono gli anni seguenti in vacanza proprio per incontrare di nuovo i nostri tonni.

In molti paesi del mondo, Canarie comprese, senza andare tanto lontano, la pesca rappresenta una risorsa economica e turistica irrinunciabile.

Nel nostro paese con 8.300 km di coste e un territorio unico al mondo sarebbe un gioco da ragazzi farne un paradiso dei pescatori.

Ma la pesca ricreativa è la Cenerentola del mondo alieutico italiano vessata da una normativa penalizzante e dall’aggressività della pesca professionale che vorrebbe fare “asso pigliatutto”.

Basti pensare che nel nostro malandato paese non esiste una regolamentazione per i Charter di pesca che, pur esistendo, sono organizzazioni che si debbono muovere sotto le mentite spoglie di associazioni sportive non profit.

In un momento in cui green economy e blue economy risuonano spesso nei discorsi della politica, ancora una volta la pesca ricreativa non è neanche l’ultima della fila.