Ed eccoci che, quasi senza accorgersene, siamo arrivati nel pieno di una nuova estate, con le vacanze alle porte e la voglia di mare e soprattutto di pesca ai massimi livelli
Una storia che si rinnova ogni dodici mesi e che comunque, malgrado tutto, ci riempie di aspettative e di emozioni sempre nuove.
Per molti di noi le vacanze estive sono l’unica importante opportunità, durante i 365 giorni, per dedicarsi anima e corpo alla passione della vita.
Ed è singolare quanto questa passione ci accompagni durante tutto il corso dell’anno anche quando il mare è lontano e quanto sia capace di farci sognare ad occhi aperti.
I pescatori vivono una passione che rappresenta una ragione esistenziale ed impostano tutta la loro vita sul mare e la pesca.
Chi scrive ne è la prova provata e confesso che in tantissime primavere trascorse (troppe oramai) mai una volta sia le vacanze che anche la vita quotidiana si sono svolte lontano dal mare, costringendo anche la famiglia ad adeguarsi a questa passione monomaniacale.
E’ di pochi giorni fa, uno o due al massimo, la considerazione che facevo con un amico di vecchia data, su quando la pesca avesse condizionato la nostra esistenza e quanto ancora la condizioni e quale valore “sociale” rappresenti in assoluto.
Durante la buona stagione, soprattutto, questa passione muove persone ed aziende con un indotto tutt’altro che trascurabile.
Ora pensiamo per un attimo se la pesca invece che essere sottovalutata e trascurata dal sistema fosse invece rivalutata, considerata e organizzata per essere al servizio dei pescatori e allo stesso tempo diventare davvero parte integrante del sistema produttivo.
Perché pesca e pesce sono risorse del territorio ed in un paese con quasi 8000 km di costa il nostro mare potrebbe essere un motore produttivo, in piena sintonia con la sostenibilità e il rispetto dell’ambiente, capace di muoverebbe l’economia tutto l’anno.
Basterebbe poco e basterebbe cambiare le regole attualizzandole.
Il mare potrebbe essere sul serio il nostro petrolio verde, semplicemente se la gestione della pesca ricreativa e delle sue regole fosse affidata a chi realmente ha competenze e conoscenze di settore, sradicando l’attuale sistema che sembrerebbe solo “tollerare” la pesca ricreativa spesso individuandola come una fonte di problemi e perdite di tempo.
In altri paesi del mondo, caccia e pesca sono settori produttivi concretamente inseriti nell’economia nazionale con regole che non solo sono tecnicamente corrette ma che contribuiscono realmente alla sostenibilità del settore.
La domanda è perché in questo nostro paese ciò non possa accadere.
Buone vacanze




















