Editoriale

L’editoriale di Maggio


Mancano una manciata di giorni alla riapertura della pesca al gigante rosso e stranamente ancora non si è sentito parlare di quote tonno e tanto meno abbiamo sentito le solite agguerritissime polemiche, sull’esiguità di quelle in carico alla pesca sportiva ricreativa.

Polemiche più simili a fuochi di paglia che a proteste foriere di azioni concrete mirate a cambiare lo stato dei fatti.

Ma andiamo al sodo ….

Quest’anno c’è un incremento della quota tonno globale assegnata all’Italia, grazie alle valutazioni fatte dagli esperti rispetto allo stato di salute degli stock.

Quindi è stata fatta una sorta di ridistribuzione che oltre ad attribuire alla piccola pesca costiera, che non era inclusa tra le categorie di pesca, la possibilità di prelievo ha consentito un piccolo incremento anche per noi ricreativi.

Quindi dalle 21,45 tonnellate del 2022 oggi possiamo contare su 22,665 che, se la matematica non è un’opinione, significano ben 1.215 kg in più.

Una quota pur sempre irrisoria, ben oltre i limiti del ridicolo che, facendo un conto a spanne, contando catture tutte della taglia minima, consente il prelievo di poco più di 750 esemplari.

Un quantitativo che soddisferebbe le esigenze, forse, del 10% delle barche abilitate.

C’è poco da arrabbiarsi e da scuotere il capo perché dovrebbe essere chiaro a tutti, oramai, che quel che fortunatamente ci ritroviamo è un’elemosina strappata con forza, dalle mani dei professionisti.

Il tonno è un businnes con un fatturato a molti zeri che la pesca industriale non vorrebbe neanche lontanamente condividere con altri ed il fatto che anche una parte infinitesimale del prelevabile non vada “nelle loro reti” è fortemente contrastato.

Quel poco che rimane alla categoria dei ricreativi è frutto solo di un po’ di fortuna e della strenua attività di organismi che si battono autonomamente a difesa della nostra pesca.

E tutto ciò senza che noi pescatori se ne abbia merito e che ci si renda conto che, per come stanno le cose, in realtà nulla ci è dovuto, proprio perché la nostra categoria, pur esistendo nei fatti, giuridicamente è quasi trasparente alle istituzioni ed alla politica.

Perché se non assumeremo la giusta coesione fino a raggiungere una massa critica, saremo visti sempre e solo come adulti poco cresciuti intenti a pescare pesci.

Quando invece la pesca ricreativa, in un paese come il nostro, con tanta acqua intorno potrebbe essere una risorsa in grado di partecipare sensibilmente alla crescita del p.i.l. .

Ma al pari di tutte quelle prerogative non sfruttate del nostro paese anche la pesca rimane al palo.

Ma noi pescatori, nella nostra maledetta individualità, non siamo minimamente sfiorati da questa consapevolezza oltre che dal fatto che la vita della pesca ricreativa è sempre più in discussione.

Però sicuramente saremo capaci di mugugnare perché la nostra quota tonno è insufficiente e la pesca si chiuderà prima ancora di aver tirato fuori le canne dall’armadio.

E questo senza neanche sapere il perché.