Guardando un po’ indietro nel mio percorso di uomo ma soprattutto di pescatore debbo dire, con un pò di nostalgia, che fin troppe cose sono cambiate anche nella pesca.
Ma non è solo la nostalgia ad accompagnare i miei pensieri perché, al contrario di quel che si potrebbe immaginare, ci sono molte cose per le quali non tornerei indietro.
Una tra tutte la comunicazione.
Sempre per rimanere in tema di pesca, (ma su GlobalFishingmagazine di cosa altro potevamo mai parlare?) c’è da dire che oggi l’approccio alla nostra passione è molto più facilitato perché, nel bene e nel male, non c’è più bisogno di guardare di nascosto senza esser visti, i pescatori più bravi e strappargli qualche impronunciabile segreto.
Perché oggi è tutto scritto e davvero si fa fatica a trovare argomenti da trattare senza il rischio di ripetersi o peggio argomenti nuovi di cui discutere.
E noi di GlobalFishing magazine lo sappiamo bene dopo oltre 15 anni di divulgazione alieutica con centinaia di articoli.
Oggi quindi tutto ha assunto una nuova connotazione e sono apparse all’orizzonte delle nuove figure.
Una volta erano quelli che chiamavamo gli esperti di settore e che avevano intrapreso la strada della comunicazione per raccontare e soprattutto diffondere il sacro verbo della pesca.
Gente che davvero ha fatto la storia di molte tecniche e ha lasciato tracce profonde su cui ancora oggi si basano le regole di molte tecniche.
Tutto ciò oggi non c’è più o meglio è stato soppiantato da figure figlie dall’eccesso che, talvolta, la comunicazione attuale consente, dove chiunque abbia preso un pesce cinque minuti prima, si promuova autonomamente come esperto, a volte ripescando e spacciando per proprie, le “fishing tips” di una volta o peggio ancora raccontando solenni fesserie protetti da quella pseudo attendibilità che il fatto di apparire in un social conferisce.
Una situazione questa che ha preso la mano a molti, che si fanno chiamare influenzer, ambassador e chi più ne ha più ne metta.
Quel che ne viene fuori è una grande confusione che non fa bene al mondo della pesca, che non è solo divertimento ma è anche economia e pil.
Questo lo si vede soprattutto nella comunicazione commerciale, la vecchia e cara pubblicità, che non viene più delegata ai professionisti ma a chi colleziona più like e mi piace, spesso più fasullo dell’oro di bologna, che come diceva mia nonna “diventa rosso per la vergogna”.
Oltre al fatto che le aziende responsabili di aver innescato questo fenomeno, oggi non lo controllano più e sono assalite da “sciami” di personaggi emergenti che per una manciata di ami sono disposti a “vendere” la propria immagine, inondando il web solamente perché più capaci a fare video che a pescare
Quando con un minimo di buon senso, visto che la pesca è fatta soprattutto di tempo passato a pescare, è facile capire che certi ragazzini non la raccontano giusta.
Ma a volte anche quelli più cresciuti.
Forse c’è bisogno di fare qualche passo indietro.




















