• I Piu' Visti

    L’editoriale di Novembre

    Il tempo passa velocemente e più di un mese è già trascorso dall’ultimo editoriale .. ma eccoci nuovamente qui ..

    In realtà l’argomento che volevo trattare era di tutt’altra natura, ma di ritorno da una veloce visita al Pescare Show di Vicenza e viste le polemiche, le perplessità e le considerazioni lette in rete, ho preferito, seppur sforando l’appuntamento, cambiare argomento e condividere alcune considerazioni.

    Per chi nutriva aspettative da fasti dei vecchi tempi, sicuramente anche questa edizione non ne è stata all’altezza e i ricordi pre-covid credo rimarranno tali per molto tempo ancora.

    Ma c’è anche da dire che chi ancora favoleggia i tempi passati, probabilmente è poco presente alla realtà quotidiana e ai suoi cambiamenti

    L’evento pandemico rimarrà oramai nella storia come uno spartiacque tra un periodo “felice” ed uno di crisi e di faticosa ripresa ma anche di profondi e radicali cambi di abitudine.

    L’industria della pesca e il suo indotto non sono sfuggiti a questo destino e c’è da essere solo che realisti, cercando di fare un’analisi concreta, tecnica e schietta per riprendere le fila di una situazione complicata che riguarda, ed è importante sottolinearlo, un comparto in cui la passione deve fare i conti con un’economia più difficile in cui, per molte fasce sociali, il bagaglio del superfluo a cui rinunciare, si va ampliando.

    Ma oltre a questo stiamo assistendo ad una trasformazione globale di alcuni assetti e anche le manifestazioni fieristiche non se ne sottraggono.

    Il Pescare Show, ed entro nei particolari delle mie considerazioni, è esattamente un esempio di quanto sta succedendo, ma anche un esempio positivo, di un’economia che non molla e che difende posizioni e asset che diversamente potrebbero dissolversi.

    Perché di imprenditoria caparbia, forse anche un po’ ostinata, ce n’è bisogno e cedere le armi, al contrario sarebbe, senza però eccedere in un accanimento terapeutico, un enorme spreco.

    Sicuramente è un’impresa difficile tenere in piedi una fiera della pesca nel 2022, quando i players di settore sono in stand by e non investono risorse in questo tipo di comunicazione che, in realtà, oltre a mostrare materiali e novità rappresenta un punto importante di aggregazione di tutti gli appassionati.

    C’è anche da dire che la location di questa kermesse, probabilmente non rispecchia il criterio di baricentricità che molti vorrebbero e Vicenza, oggettivamente non è facile da raggiungere per chi viene dal sud.

    Ma non è neanche del tutto vero che sia una location lontana dal mare, perché il mare è ad una manciata di kilometri e in questa area si concentra  un bacino di utenza molto importante  rispetto alla marineria diportistica, compresa, soprattutto, quella dedita alla pesca ricreativa.

    La pesca soffre di più le contingenze, vuoi per gli operatori ancora frastornati da un’economia che ha frenato drasticamente, vuoi per difficoltà di approvvigionamento delle materie prime che vengono dall’est del mondo.

    Diverso invece il passo della nautica che ancora registra un trend fortemente positivo e che, anche in questa edizione, ha visto visite di pubblico importanti.

    Quest’anno sembrerebbe che, malgrado una presenza di espositori comunque moderata, il pubblico sia stato in crescita e gli operatori presenti hanno ricevuto contatti promettenti e di qualità, significativi dal punto di vista commerciale.

    Fatto che alla fine depone positivamente …

    Anche l’aggregazione intorno ai blogger e influenzer emergenti, presenti in fiera è un segnale di un’evoluzione e di un cambio di passo.

    Di certo sarà stato un evento che non ha soddisfatto tutti, certamente migliorabile e che sicuramente penalizza i pescatori del sud.

    Ma sicuramente rimane un’importante occasione per parlare di pesca e il segnale di un’economia che ancora esiste e resiste.

    E forse di fiere di pesca, alla fine, ce ne vorrebbero di più.

     

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