Qualche giorno fa e precisamente alla mezzanotte di martedì scorso, con decorrenza dalle 00, è stata chiusa la stagione della pesca ricreativa, con prelievo, al tonno rosso.
Un evento straordinario quello della durata della stagione 2026, perché mai, da quando ne ho memoria, è capitato che la quota non si esaurisse già a luglio, con il conseguente inesorabile stop.
Lasciando spesso l’amaro in bocca a chi una pescata al tonno se la sarebbe potuta concedere solo durante le ferie agostane
Quello che è successo quest’anno, se da una parte ha regalato a molti la speranza di portarsi a casa il re del mare, dall’altra non è stata proprio un’evenienza positiva.
Di fatto i tonni non ci sono stati e moltissime sessioni di pesca sono andate a vuoto per mancanza degli attori principali, lasciando solo a pochissimi e sporadici casi l’emozione dello strike.
Una stagione che definire anomala è fortemente riduttivo.
E la scarsa presenza di tonni registrata un po’ ovunque lungo le nostre coste, mi fa credere a stento, che il peso delle catture denunciate abbia davvero raggiunto il 91,60% della quota assegnata alla categoria, ma che si sia deciso di chiudere in via prudenziale, facendo come si dice “la tara” tra il vero ed il dichiarato.
Un pensiero magari un pò malevolo, motivato però dall’innegabile allergia che i pescatori hanno riguardo al rispetto delle regole e soprattutto per le notizie, davvero desolanti rispetto alle catture, che mi sono giunte da tutti i miei contatti, sparsi lungo le coste della penisola.
Anche nel corso di gare importanti frequentate da pescatori con la P maiuscola i risultati sono stati davvero deludenti.
Segno che qualcosa non va.
Sarà colpa del grande caldo che ha davvero reso impossibile la vita a tutti, pescatori compresi, con il grande riscaldamento degli strati superficiali che ha fatto allontanare i pesci dalle solite location o sarà successo altro?
Sicuramente il riscaldamento anomalo delle acque ha stravolto tutta la catena alimentare spostandola sia di batimetriche che di spot, tanto che quei pochi tonni spesso sono stati visti o catturati a profondità elevate e sporadicamente lungo le batimetriche più usuali.
Ma è anche vero che la pesca industriale al tonno rosso, capace di intercettare i grandi branchi ovunque e soprattutto prima dell’ingresso in mediterraneo, potrebbe avere giocato un “ruolo” importante in questa situazione.
Così come il fortissimo prelievo del pesce azzurro, destinato non solo al consumo umano ma anche e soprattutto a soddisfare le immense esigenze alimentari degli allevamenti off-shore di tonni, può rappresentare un motivo o quanto meno una importante con-causa al fatto che i pelagici non si siano visti.
Perché dove non si mangia sarà difficile vedere commensali.
Il tutto alla fine però si traduce in economie sofferenti oltre che a potenziali dissesti biologici.
La pesca industriale “si pappa” la fetta più grande del businnes tonno, prevaricando il resto delle categorie, piccola pesca e pesca ricreativa in primis.
I tonni sarebbe meglio che fossero pescati dai pescatori artigianali ricreando quel ritorno alla tradizionale lavorazione del gigante rosso rigenerando una economia molto più virtuosa ed anche più salutare, che potrebbe mettere la parola fine al fatto di trovare al supermercato solo lattine del ben meno nobile “tonnetto striato” ( specie che non ci appartiene), smerciate per “tonno” a spese dei consumatori meno esperti.
Questo contribuirebbe anche ad un riequilibrio dello stock ittico.
Perché quando i tonni non si pescavano con i sonar, gli areoplani ed i pescherecci d’altura, ma con l’arte e la sapienza dei rais di tonnara oltre che con la forza delle braccia, i tonni erano tanti ed in equilibrio con le loro prede?
Perchè oggi tecnologia e logica del profitto stanno esaurendo ogni risorsa.
Oggi è diventato urgente ed inderogabile una destrutturazione del prelievo.
Perché il mare non è una fattoria, ma una miniera, da cui si estrae senza restituire indietro nulla ed in cui l’unica risorsa per poter continuare a farlo è la sola forza della natura.
Che oggi sembra non bastare più.

Alla luce del rischio concreto di superamento della quota disponibile e con l’obiettivo di garantire il rispetto del contingente nazionale di cattura del tonno rosso per il 2026, è stata quindi disposta la chiusura delle catture con trattenimento dell’esemplare.
91,60% 26,032 tonn




















