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Quando si rompono i nodi ….indagini approfondite

nodo amo

Quando si rompono i nodi ….

Qualunque sia la tecnica praticata, dal bolentino alla traina, il 99% delle montature affida la sua tenuta ai nodi. E non è un fatto raro che i terminali si rompano, a volte per stress, a volte per usura o per qualità scadente dei materiali. Altre volte capita che, malgrado fili nuovi e di qualità, a cedere siano i nodi. Cosa succede? E perché un nodo, apparentemente ben fatto, molla sotto la tensione del pesce catturato?

Per poter valutare le possibili cause responsabili di una rottura è bene fare una premessa, riguardo la tenuta di un filo da pesca. Un filo in nylon è realizzato con il metodo dell’estrusione. Vale a dire che il materiale viene trafilato e gli viene conferita una sezione circolare che, nei prodotti di qualità, dovrebbe essere costante per tutta la lunghezza del filato. Quando si realizza un nodo classico, in genere, la tenuta si ottiene perché viene realizzata un’asola con una serie di spire (in gergo detti “colli”) la cui tenuta si ottiene grazie a uno o più passaggi del filo che vengono bloccati dall’assuccamento del nodo stesso. E’ inevitabile che in questo processo venga deformata, per schiacciamento, la sezione del filo. Se queste deformazioni risultano eccessive si compromette, in quel punto, il carico di rottura. Infatti, in fase di confezionamento dei terminali e dei rispettivi nodi, non bisogna stressare il materiale con trazioni eccessive. Mai assuccare i nodi con trazioni pari al carico di rottura perché avremo generato allungamenti e deformazioni tipiche di un terminale che ha già lavorato. E’ oltremodo importante la cura nella realizzazione. I nodi vanno accompagnati nella loro chiusura, evitando che la frizione delle spire tra loro sia eccessiva, con il risultato di scaldare il filo che può stirarsi e deformarsi. E’ importante una corretta lubrificazione del nodo, limitandosi all’uso della sola saliva. Le spire non debbono mai sovrapporsi ma essere sempre perfettamente affiancate. Importante è anche il taglio del corrente, ovvero del pezzo in eccesso, che non deve mai essere troppo a ridosso delle spire ma sporgente quel tanto che basti a bloccare il nodo e a non scorrere. Oltretutto, c’è da sapere che la tenuta di qualsiasi manufatto, compresi i nostri terminali, è determinata non solo dal carico applicato ma anche dal tempo della sua durata. Va da sè che una trazione molto prolungata, o ripetuta più volte, stressa i materiali ed il nodo è il punto critico. Come ultima considerazione c’è quella di controllare che gli occhielli di ami e girelle non abbiano difetti di lavorazione che potrebbero lesionare il filo, dandoci l’idea che il cedimento possa essere del nodo.

Umberto Simonelli

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