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Te la do io la pesca ! Considerazioni tecniche e non solo …

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Te la do io la pesca !

Di Umberto Simonelli

La mission di una rivista di pesca come la nostra è quella di dare informazioni agli appassionati, più o meno neofiti, sulle tecniche e condividere quelle che tutti chiamano astuzie e segreti: lunghezze e tipo di terminali, sezione dei fili, colori, marche, nodi, affondamento e quant’altro. Sono tutte informazioni che oggi grazie, anche e soprattutto, alla velocità del web, hanno creato un sistema “plug and play” anche nella pesca.

Quindi abbiamo distribuito a piene mani i risultati dell’esperienza complessivamente maturata in pacchetti preconfezionati, che hanno permesso, in breve tempo, a molti di sentirsi pescatori e di pescare, anche con interessanti successi, soprattutto dove la presenza di pesce è cospicua. Ma la pesca, quella vera, è una cosa ben diversa.

Sembra facile

Se il momento è quello giusto, l’esca appetibile e il procedimento corretto, prendere un pesce è facilissimo. Anche portarlo a bordo può essere semplice. In fin dei conti, con materiali di qualità, nodi ben fatti e un’attrezzatura di livello, avere ragione di un pesce, quando è ben fisso all’amo, è facile e i rischi di perderlo sono pochi. Anche perché i sovra dimensionamenti delle attrezzature di cui ci avvaliamo ci garantiscono margini di sicurezza degni di quella degli aerei di linea. Quando le cose si complicano o ci si avventura in tecniche meno diffuse, dove l’informazione è meno a buon mercato o non esiste affatto, iniziano le difficoltà. Perché per pescare non serve solo un buon scandaglio, un’ottima canna o un filo sottilissimo e indistruttibile. Serve ben altro.

traina con il vivo, combattimento

Una buona attrezzatura, affidabile e di qualità gratifica il pescatore non solo con il possesso ma anche con le prestazioni, ma non è il punto di partenza per prendere i pesci

Ratio & quantità

Essere dei bravi pescatori non si misura in kg di pesce pescato, ma con il ratio delle catture rispetto alle sessioni che si svolgono. Questo che vuol dire? Significa che un pescatore capace, che è arrivato ad un traguardo di competenze (che ci piace di più come termine, rispetto a bravura), è in grado di effettuare prelievi con regolarità. Un pescatore, che pesca tantissimo ma casualmente, è solo un pescatore inconsapevole, al più baciato dalla fortuna, per aver azzeccato il momento di massima frenesia. Questo concetto vale per tutte le tecniche, dal bolentino alla traina, dal surf casting allo spinning. Sia chiaro, comunque, che anche un pescatore con grandi competenze, non è che sarà grado di pescare anche in una vasca da bagno, perché il pesce che non c’è non si può catturare. Potrà, però, avere qualche chance in più quando il pesce non è nel pieno dell’attività alimentare, quando è poco o quando è disturbato e quindi fortemente diffidente. E allora qual è il segreto vero della pesca?

pesca intensiva orate

Le grandi pescate, rimangono spesso eventi sporadici, più frutto di fortunate coincidenze che di capacità del pescatore. Spesso solo tristi epiloghi di una attività predatoria e non di pesca ….


Regole non scritte  

Spesso qualcuno ci chiede una buona montatura per i dentici o per la ricciola o per i saraghi, nella convinzione che sia l’attrezzatura a pescare e che ci sia una “lenza miracolosa” che catturi da sola. L’aumento delle probabilità di cattura non sono affidate alla tecnologia, ma a come questa viene applicata. Si può imparare tanto da un cappotto quanto da una cattura. L’importante è riuscire a capire cosa è successo e cosa accade sul fondo. Non basta avere un ottimo terminale se non si intuisce come lavora in acqua e se è in grado, in quella situazione, di dare all’esca la giusta credibilità, che vuol dire “comportamento naturale”. E il comportamento naturale è sempre quello che assumerebbe l’esca se non fosse vincolata al terminale: condizione a cui i pesci sono abituati quando si nutrono e che confrontano con quella dell’inganno. A volte, nella traina come nel bolentino, si perde di vista come avviene la predazione e si propongono appetitosi (per noi) bocconi solo nella convinzione che i pesci, alla stregua delle galline, si facciano prendere dalla frenesia del cibo. Questo, in alcune condizioni, può anche accadere, ma non rappresenta la regola, perché bisogna valutare che i pesci, ad esempio, cambiano dieta anche rispetto a stagione, temperatura e foto periodo.

orata pescata con la traina con il vivo

Ad esempio un pesce del genere, dichiarato, cercato ed ottenuto, con la tecnica della traina con il vivo, è il frutto di competenze e non solo di una fortunata casualità …


Pensare con la propria testa

Gli assetti che si possono adoperare in pesca sono moltissimi, in genere più o meno tutti noti e ratificati nel protocollo delle varie tecniche. L’applicazione, però, non può essere casuale, bensì il frutto di un ragionamento che porti a tentare una soluzione piuttosto che un’altra, proprio in virtù di valutazioni specifiche. Per fare degli esempi, parliamo della terminalistica della traina piuttosto che di quella del surf casting. Nella pesca con il vivo, la lunghezza di un terminale, come anche la sua sezione, non seguono regole standard ma devono essere adattate alla bisogna. Quindi ne valuteremo le caratteristiche dimensionali in funzione della profondità, tipo di esca, fondale, corrente e prede, perché dovremo andare a ottenere un assetto, un controllo e una attrattività dell’esca ottimali. Diversamente, la porteremo a spasso legata a un guinzaglio. Nella scelta, dovremo individuare il modo migliore per fare in modo che l’azione di pesca sia incisiva e l’inganno “lavori” nel modo giusto nel punto giusto. Un terminale da surf dovrà essere studiato per essere sempre in pesca, senza aggrovigliarsi o sbandierare; starà all’osservazione ed al nostro ragionamento individuare le “misure giuste”.

amo scorrevole innesco seppia

L’esecuzione scrupolosa delle montature è importante, perché ne va dell’affidabilità; ma a nulla vale un terminale perfetto, da manuale, se poi è inadeguato per le specifiche condizioni di quel momento, che dobbiamo essere in grado di leggere e capire


Sembra facile

Fin qui tante parole, ma, di fatto, come si fa a capire? In primo luogo bisogna andare a pesca, spesso. Più si va e meglio è, perché impareremo dalla statistica delle cose che succederanno. L’esperienza passa per le sperimentazioni negative, sempre, e la determinazione deve essere forte perché è dalla somma algebrica dei fatti, tra una pescata da ricordare ed un cappotto da dimenticare, a darci la misura del da farsi, ad indicarci quali sono le variabili su cui lavorare per avere più opportunità, a farci capire cosa può essere stato determinante. Guai a fossilizzarsi sulle solite soluzioni: dobbiamo cercare di capire e creare opportunità, anche andando contro corrente, se serve, e non solo quella del mare.

innesco della cozza

Ecco un innesco da bolentino, frutto di analisi, ragionamento e astuzia. Un complesso naturale e funzionale, frutto di prove ed esperimenti, capace di ingannare il pesce, sul serio

Per concludere

Non sarà il filo più costoso, la canna più recente o il nodo più geniale a farvi prendere i pesci; semmai, tutto ciò vi garantirà di non perderli dopo averli allamati. Sarà la capacità di scendere idealmente sott’acqua insieme alle vostre esche e “vedere” come pescano. La sperimentazione sarà poi l’altra grande alleata, che consentirà di capire, a successo avvenuto, se (e facciamo solo un esempio) nelle vostre zone con quella luna, quella marea e quella corrente sarà più produttivo usare un terminale lungo o corto … e non di 19 metri e 46 centimetri precisi …   

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