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Traina col vivo: Come ti mangio l’esca ….

 

di Domenico Craveli

Ogni predatore, grande o piccolo che sia, ha le proprie strategie d’attacco, conoscerle a fondo può essere una carta importante da giocare a nostro favore, sia nella ricerca della preda che sia nel gestire le fasi dell’allamata.

Lo spietato gioco dei ruoli tra predatore e preda, valicato il confine della pura forza, si basa sul piano della tattica e dell’astuzia.

Gli istinti della caccia, portano quindi alla luce molte di queste doti, ma evidenziano anche un limite che fatalmente stravolge le posizioni:  l’abitudinarietà.

E’ proprio questo che rende vulnerabile oltre  anche il più spietato cacciatore.

Ad ognuno il suo… modo di attaccare

Le ricciole giganti sono pesci molto sospettosi, capire come attaccano i vari tipi di esche aiuta non poco ad evitare cocenti delusioni

 

Anche se la situazione non è rosea come qualche decennio fa, nel nostro mare, c’è ancora la possibilità di realizzare dei colpacci a spese dei pesi massimi che scorrazzano indisturbati anche sottocosta.

Ricciole XXL, dentici di peso notevole e tante altre specie, possono gratificarci degli sforzi compiuti.

I migliori risultati però, si raggiungono nella sapiente valutazione dei particolari, specialmente  adeguando attrezzature ed azioni di pesca alle prede che maggiormente potrebbero capitare in quel determinato momento e in quel determinato luogo, comportandoci di conseguenza, specialmente negli inneschi e negli attimi successivi l’attacco.

Dentici difficili

I dentici sono animali che spesso riescono ad eludere gli ami. La capacità del pescatore di assecondare le fasi della mangiata diventa determinante

 

I dentici, pur non essendo tra i combattenti più tenaci, sono una preda ambitissima e tecnica, capaci di attaccare le esche senza rimanerne allamati.

Il loro apparato boccale, capolavoro terrificante di estetica e meccanica, la dice lunga sull’indole di questo sparide.

Il dentice attacca l’esca aggredendola nei pressi della testa, reiterati morsi prima di afferrarla e in fuga cercare di ingoiarla.

Durante questi istanti, spesso si rende conto dell’inganno e tendendo immediatamente  a sputare l’insidia, in questo caso esca e ami di dimensioni contenute potrebbero batterlo sul tempo.

Questo suo modo di aggredire si trasmette sulla canna con colpi secchi che ne fanno sussultare il cimino, non conviene mai ferrare in questi istanti, ma attendere a bobina libera la filata del pesce con l’esca saldamente tra le fauci.

Solo allora va posizionata la leva sullo strike e va effettuata una decisa ma non irruenta ferrata, sperando che nel frattempo la bontà del terminale abbia fatto il resto.

Tra le fauci della dumerili

Ricciole e circle hook, un connubio che per alcuni pescatori è micidiale, per altri è la causa di attacchi a vuoto

 

Sua maestà la ricciola invece, una volta convinta ad attaccare, e non è facile,  non va per il sottile, spalanca le fauci e afferra, dalla testa, con le possenti mascelle la preda trattenendola con forza.

La canna si inarcherà paurosamente e una tempestiva e potente ferrata è indispensabile per far penetrare gli ami nel duro apparato boccale del carangide.

Quello che segue, premesso che il trucco abbia funzionato, il pescione  non ci rispedisca un’esca malconcia e scartavetrata, e che  i grossi ami hanno fatto buona presa, è una bella storia… sicuramente da raccontare…

 

Una ricciola ha riconosciuto l’inganno ed ha letteralmente sputato l’esca

Sulle ricciole c’è comunque da dire che i migliori risultati si hanno utilizzando anche per loro un grosso amo circle.

Serve tanta tecnica e pazienza quando la ricciola attacca, ma avere un’esca molto più vitale e dinamica può fare la differenza.

Alcuni non prescindono da questa soluzione, altri invece la trovano dannosa.

Anche le lecce hanno lo stesso comportamento anche se avendo la bocca un po’ più piccola tendono a piegare in due le prede.

Ma generalmente vale lo stesso discorso.

Killer silenziosi

Il killer del sotto costa, l’inafferabile blue fish come lo chiamano negli USA, ama mutilare le sue vittime non sempre per cibarsene.

Attacca in coda… sempre, in maniera fulminea, per poi ritornare e ingoiare quel che rimane.

Essendo molto sospettoso è bene che il nostro terminale funzioni a “prima vista”, difficilmente infatti se riuscirà ad evitare gli ami ritornerà ad aggredire quei bocconi penzolanti dal terminale metallico, mai come in questo caso indispensabile, e a volte non basta, per contrastare la terribile dentatura di cui dispone.

Attenzione alle mani e ai guadini, maneggiare davvero con molta cura

Serranidi d’assalto

 

Non scordiamoci le cernie, altra preda della traina.

Sicuramente non c’è molto da dire tranne che a bocca spalancata non temono confronti.

Non c’è una vera regola che certifichi da dove inizino il pasto, forse da dove gli viene più comodo e secondo da quale parte hanno incontrato la malcapitata esca.

Non c’è scampo in quella  voragine, è un pesce che si autoferra e le slamate sono praticamente nulle.

Gli ami dovranno essere grandi e i fili di buona qualità per confrontarsi con una bocca davvero abrasiva

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