di Domenico Craveli
La traina con il vivo, è una tecnica dove servono competenze multidisciplinari per avere continuità di risultati e soprattutto per selezionare le prede di taglia maggiore.
Portare a spasso un’esca viva, aspettando che succeda qualcosa, non basta più; specialmente oggi, dove i pesci sono sempre meno e sempre più disturbati.
Nell’immaginario del trainista attuale, i predatori assumono le sembianze di esseri disposti a mangiare solo un calamaro perfettamente innescato, su un terminale sottilissimo di fluoro carbon made in japan, il tutto abbinato alla più performante delle canne ed al mulinello ultimo grido.
Se questo protocollo non viene rispettato, le eventuali catture vengono solo attribuite alla sorte, al caso o meglio al famoso fattore “C” ; perché altrimenti sarebbe inspiegabile che il vecchio con la lenza a mano del “100”, possa catturare più dentici di un fighissimo 0,47 e di una “dentex tip rod”.
La traina con il vivo, nei fatti, nonostante la veste fashion che la moda gli attribuisce, è una tecnica primitiva, dove chi riesce ad immedesimarsi nell’istinto primordiale di un pinnuto, prende più pesci.
Non c’è niente da fare … e non solo li prende, ma li prende anche più grandi .
Val la pena quindi di analizzare insieme pochi punti, per riassumere l’essenza della tecnica.
Bilanciamento dell’attrezzatura

Canna, mulinello, trecciato, piombo , leader e terminale, rappresentano un insieme congiunto di elementi che devono lavorare in perfetto bilanciamento, per essere sempre in pesca correttamente.
Ogni variabile si trascina dietro altre ottimizzazioni.
Ad esempio è impensabile passare ad un trecciato di diametro sostenuto, se non si considera che il piombo dovrà essere più pesante a parità di profondità da raggiungere e che magari una canna troppo sensibile potrebbe soffrire l’aumento di resistenza diventando sorda in punta.
Allo stesso modo alleggerire all’estremo un’attrezzatura robusta, ci farebbe perdere di sensibilità sia nell’azione che nel combattimento, con il rischio di perdere il pesce.
Quindi, per evitare di trovarsi a pescare con attrezzi inadatti è indispensabile che il complesso pescante sia in assoluto equilibrio.
Leggero quando serve

I grandi pesci difficilmente si strappano da fondali difficili con attrezzi sottodimensionati : le imprese sono l’eccezione non la regola
Se da una parte un terminale sottile può garantire qualche strike in più, è anche vero che esistono situazioni e soprattutto pesci come cernie e ricciole, dove non è permesso scendere oltre una certa soglia.
Ostinarsi a pescare per esempio con un 47 o un 52, in zone dove i pesci regolarmente spezzano sulla prima fuga, è da autolesionisti.
Eppure molti si ostinano nell’uso di fili leggeri, riponendo una eccessiva fiducia nel light, quando invece bisognerebbe essere più “rozzi”, si proprio così, ho usato un termine forte, perché spesso, chi cattura grossi pesci non lesina terminali robusti, compensando i “difetti” del maggior diametro, con esche grosse e vivaci, che fanno perdere comunque la diffidenza al grande predatore.
Poi naturalmente sta a noi discriminare situazione e situazione.
Schemi ripetitivi

Le ricciole sono abitudinarie, ma amano errare su ogni fondale. Cercarle solo nei soliti punti può limitarci nel risultato nel medio e nel lungo periodo
Condotte di traina ripetute nel tempo sempre uguali, con le stesse rotte, le stesse virate, sempre sulla medesima traccia e sul medesimo marker, rendono la traina con il vivo monotona ed a volte deludente, perché è impensabile gestire stagioni intere così.
Sarà pure sempre quello scoglio a fare il dentice e sempre quel medesimo corridoio a fare la ricciola, ma così facendo pescheremo i pesci solo quando loro decideranno di stare nel punto dove noi ci facciamo trovare con regolarità, alternando sonori cappotti a pescate memorabili… ma sempre lì però… e che gusto c’è?
Così facendo viene meno uno dei principi fondamentali della traina… ossia un pesce sempre… non tanti quando capita.
Esche alternative

Uno sgombro o un lanzardo può essere più efficace di un cefalopode, e non soffre attacchi da parte della minutaglia
Finalmente l’uso di esche alternative alle solite, nella traina con il vivo, sta entrando nella testa dei pescatori.
Noi ne parliamo da almeno dieci anni, ma a parte pochi che ci hanno creduto, molti storcevano il naso e ci consideravano dei pazzi.
Poi è arrivata la wolf… la telecamerina subacquea, che ha fatto vedere a tutti i pescatori che babbo natale non esiste, a meno di non trovarsi in spot preistorici dove i pesci mangiano qualunque cosa si muova nel loro raggio d’azione.
Finalmente anche grazie a queste innovazioni che, anche se ci hanno levato la magia dello strike, svelando i momenti più “intimi” della traina, si sta avendo una dimensione del predatore più vicina alla realtà.
Questo ci deve far capire che pescare con bocconi indigeni, tipici del settore di mare dove si pesca, può garantire alte probabilità di successo.
Naturalmente, innescare un pagello e proporlo correttamente in traina, è cosa ben diversa, dal portare a passeggio un calamaro.
Ma stiamo parlando di traina con il vivo … quella vera !



















