di Domenico Craveli
Siamo nel pieno della stagione invernale e il cambio di temperatura oltre alle bizze climatiche, sempre più presenti, contribuiscono a generare non poco caos nel moto delle correnti che insistono in mare.
Il raffreddamento superficiale crea correnti discendenti che quindi spostano grandi masse d’acqua con moti convettivi importanti.
Ecco quindi generarsi correnti verticali e orizzontali che spesso ci mettono in grossa difficoltà rendendo difficile mantenere la velocità e affondare le esche.
Ma le difficoltà non ci sono solo per chi pesca, perché anche i pesci sono costretti ad adattarsi alle nuove situazioni, sia termiche che di corrente.
I pinnuti, tendono a portarsi su batimetriche più profonde, luoghi particolari dove i ritmi biologici sono rallentati, le temperature costanti e, allo stesso tempo, il concetto di predazione assume lineamenti più netti e decisi di quanto si possa verificare nell’immediato sotto-costa alle profondità canoniche, in questo periodo dell’anno.
E allora ci siamo… portiamo le nostre esche in traina dove non avremmo mai pensato di calarle…
Ma quale sarà la secca ideale e quali le profondità migliori per incontrare le nostre prede?
Domande che ci siamo ripetuti troppe volte cercando in aree che a conti fatti non si sono rivelate ricche di pesce.
Esistono però, luoghi senza stagione, dove i ritmi sono più rallentati, luoghi dove i predoni amano stazionare e cacciare molto più di quanto possiamo immaginare.
Le batimetriche tra i 70 e i 130 metri sembrano inaffrontabili, ma in realtà, oltre ad essere una sfida tecnica intrigante, il risultato può essere molto produttivo.

In inverno fondali impegnativi come questo registrano la presenza di prede ragguardevoli, anche più confidenti
Gli animali più maestosi spesso stanno proprio lì, in acque profonde, dove solo pochi osano e, soprattutto, dove solo pochi sanno come orientarsi.
Rocce isolate, piccoli e grandi dislivelli, buche in mezzo al fango sono solo alcuni dei riferimenti su cui calare le nostre insidie, perché nella penombra del medio fondale tutto è possibile e basta crederci.
Effetto vertical
Se il vertical jigging ha avuto un merito, è sicuramente quello di averci fatto scoprire un aspetto nuovo del mare e dei suoi abitanti.
La ricerca fuori dagli spot della traina tradizionale, su profondità a volte ben oltre il doppio di quelle abituali, ci ha aperto ad un nuovo mondo di possibilità.
Abbiamo così scoperto nuove opportunità e scoperto un’altra pagina della vita dei predatori, dandoci l’opportunità di esplorare spot inediti e regalarci cattura insperate.
La traina può avvantaggiarsi notevolmente di questi aspetti, potendo contare su scenari di pesca più ampi, con un target di prede più numeroso.
Ai dentici, alle ricciole, alle cernie brune e alle alessandrine si aggiungono le cernie bianche, i prai di notevoli dimensioni e gli splendidi corazzieri, pesci più rari a quote inferiori.

Da dove iniziare
Pescare a quote così impegnative impone un’andatura di traina al di sotto del nodo, quasi uno scarroccio.
Molti storceranno il naso, paragonando la tecnica ad un bolentino pesante in deriva: in realtà, pur diversificandosi dalla traina canonica, questa tecnica ne ricalca le fondamenta indispensabili per avere successo.
Le canne saranno di potenza 20/30lbs, con estrema azione di punta, meglio corte, considerando che utilizzeremo piombi anche da 750gr.
In bobina useremo un ottimo trecciato da 30 a 40 lb, al quale abbineremo un leader dello 0.60 lungo tra i 5 e i 7 metri.
Il terminale sarà il classico tandem di ami, anche circle volendo, (montati come i classici funzionano lo stesso) su uno spezzone di fluorcarbon singolo dello 0.62
Le rotte di traina dovranno seguire i dislivelli batimetrici ad andatura sotto al nodo, con numerose pause di moto durante le quali faremo sbattere ripetutamente il piombo sul fondo per attirare l’attenzione di qualche commensale.
Piatto ricco

Seppie morte ma freschissime, e quindi con i cromatofori ancora attivi, sono catturanti oltre la più rosea previsione
Per questa traina l’esca naturale morta ma freschissima è decisamente più performante di quella viva (ricciole a parte naturalmente).
Seppie, totani e calamari sono il massimo per predatori stanziali.
Il motivo per il quale opteremo meglio per un cefalopode morto anziché bello guizzante risiede nel fatto che spesso è necessario adeguare costantemente la profondità di traina, e nelle pause è buona norma, laddove il fondale lo permette, far sì che l’esca si poggi sul substrato.
Questa azione porta molte volte allo strike.
In questi ambienti i ritmi sono rallentati, la predazione segue strategie di approccio brutali ma meno “rapide” di quanto avvenga a profondità inferiori.
Riuscire a percepire questo, a capire come i predoni si muovono su questi fondali, rappresenta una frontiera che arricchisce notevolmente il bagaglio tecnico del pescatore.

Anche il totano si presta magnificamente a questa pesca
Cosa aspettarsi
I grandi animali che possiamo ferrare in tali spot mettono a dura prova tutto il corredo pescante.
Ostacoli sul fondo e tutta la colonna d’acqua che li sovrasta concorrono ad una difesa spesso notevole, in termini di potenza espressa.
E’ opportuno andare con la mano pesante, concedendo pochissimo al pinnuto, preferendo un immediato e veloce recupero ad una serie di “ferrate” concitate, che poco effetto avranno sulla penetrazione dell’amo ( data la lunghezza del filo in acqua).

Una grande cernia canina, preda che i trainisti stanno imparando a conoscere, quando si affrontano le profondità oltre i 100 metri
Pompate potenti, frizioni ad elevato valore di freno concorreranno a sfiancare un avversario ignoto, di cui potremo vedere la sagoma dopo interminabili minuti di recupero.
A volte, anche un colpo di gas può aiutare a staccare la preda dal fondo molto più tempestivamente del nostro intervento.
E le sorprese in queste situazioni possono essere all’ordine del giorno.
Solo provando potrete scoprirlo, perché i dentici, oltre i 10kg, le cernie da due cifre, qualche insolito e maestoso praio o l’ancor più raro corraziere, stanno proprio lì, sulla soglia di un fondale ignoto.



















