di Umberto Simonelli
Come abbiamo detto più di una volta, il terminale, in ogni complesso pescante e per qualsiasi tecnica di pesca si pratichi, è il biglietto da visita con cui ci si presenta sul fondo.
Oltre ad essere la parte preposta a portare l’inganno è anche quella sottoposta allo stress dello strike.
Ed è anche il sistema di connessione con canna e lenza madre.
Insomma, sembrerebbe banale dirlo, ma è l’elemento clou di tutto il sistema.
Va da se che deve rispondere a tutta una serie di requisiti importanti.
Premessa dovuta
Come al solito ci preme sottolineare che tutte le soluzioni e le considerazioni che andremo qui seguito ad esaminare, non sono regole indiscutibili, o principi magici che garantiscono catture a prescindere.
Sono, più semplicemente, assetti di pesca che rappresentano punti di arrivo frutto di prove, tentativi e fallimenti.
Concetti forse scontati per i più esperti, ma che vogliamo condividere soprattutto a favore di chi è alle prime armi.
I materiali
Districarsi nella scelta dei materiali non è facile, anche perché la proposta sul mercato di filati specifici, è enorme e la qualità e l’affidabilità, in realtà, sono un fatto difficile da verificare.
Quindi il più delle volte si usano certi materiali piuttosto che altri perché consigliati da amici o perché di moda.
Anche le prove dinamometriche sebbene indichino il carico di rottura, non sono significative delle qualità dei materiali.
Un buon filo lo si valuta sotto stress, su come si comporta annodandolo e per lo stiramento che subisce in trazione.
Conta anche la tenuta all’abrasione, l’effetto memoria e come sta in acqua.
Anche ami e girelle, non dovranno essere trascurati, perché anche a loro spetta un lavoro importante.
Una buona girella, di cui parleremo in seguito, deve assicurare il suo lavoro nel tempo e un buon amo è tale quando mantiene la punta malgrado l’azione del salino o dopo uno strike.
Perchè un amo che non buca è sottoposto ad un forte carico di punta e stressa nodi e filo.
La costruzione

Nello schema classico di un sistema di traina, avremo un pre–terminale, o shock leader o come volete chiamarlo, una girella ed un ultimo tratto che sarà il terminale vero e proprio.
Nella geometria generale della realizzazione, opteremo per un leader, quasi sempre proporzionato ai carichi in gioco e non particolarmente elastico, possibilmente senza memoria, per avere in acqua un andamento lineare, rettilineo senza spire che abbiano un effetto molla.
Un filo sempre ben steso non concede nessuna accelerazione al pesce in fase di strike prima di incontrare l’inerzia del piombo guardiano, limitando al massimo anche gli stress più modesti.
La congiunzione tra pre e terminale è la girella.

Le girelle di questo tipo superano di gran lunga per affidabilità e durevolezza i modelli tradizionali
E’ soprattutto un elemento di connessione, ma deve anche scaricare le torsioni; non quelle generate dal pesce allamato che è impossibile che avvenga perché sotto carico nessuna girella riesce a farlo, ma quelle più gravi di un ‘esca che tenda a girare.
Se lo scarico non avviene il filo subisce una sorta di brillatura che lo compromette e compromette il nuoto dell’esca.
Le girelle ideali, dopo anni di sperimentazioni pensiamo siano quelle inox a barilotto, capaci di altissimi libraggi con misure veramente piccole, molto stondate che non danneggiano gli anelli della canna quando capitasse di farle entrare.
Oltre la grande tenuta queste girelle in particolare non si ossidano e ruotano sempre anche dopo moltissimi utilizzi.
Il terminale
E’ lo spezzone finale che sopporterà tutte le fatiche dello strike e del recupero, incagli compresi.
Lo confezioneremo con del filo di qualche punto più robusto del leader, ma senza esagerare.
Perché andrà a contatto con la bocca del pesce, gli scogli ed altri possibili punti di attrito e quindi un diametro più generoso può tornare utile.
Però è bene non esagerare soprattutto se inneschiamo pesci con la montatura a due ami, perché ne ostacoleremo il nuoto, mentre con i cefalopodi il discorso è assolutamente di scelta personale, perché è nostro parere che la visibilità sia sempre secondaria per importanza rispetto al movimento.
Sarà superfluo invece se pescheremo con i circle perché almeno il contatto del filo con i denti e la bocca del pesce sarà limitatissimo o addirittura nullo.

Così come si infigge il circle e’ evidente l’impossibilità del filo di logorarsi sulla bocca del pesce
Il Filo
Sicuramente qualcuno si porrà la domanda di cosa è meglio in assoluto usare.
Per ciò che riguarda il leader il nylon è tassativo, meglio se dicroico.
Per il terminale, se ci preoccupiamo della resistenza al taglio sicuramente il fluor carbon è la risposta, se ci preoccupiamo del movimento invece il nylon soddisferà meglio questa esigenza.
Di certo entrambi i filati dovranno essere di qualità e, come al solito, purtroppo, la qualità fa rima con costo ….
La nostra scelta personale ricade quasi sempre sul nylon, possibilmente, lasciando al fluor carbon il compito di cimentarsi con prede come le cernie o in pesche profonde , dove il controllo dell’esca è più complesso.

Le potenti testate di un grosso dentice in basso fondo possono essere distruttivi per un terminale di scarsa fattura
Fisso o scorrevole ?
Un quesito a cui dare una risposta certa secondo noi non è possibile.
Per praticità lo scorrevole è fantastico, ma deve essere realizzato a modo e con ami eccellenti.
Il fisso certamente garantisce una uguale forza di infissione sia sul ferrante che sul trainante, che non è cosa da poco, ma è necessario prepararlo su misura per ogni innesco.
E’ molto amato dai pescatori più esperti e quando l’obbiettivo sono solo ed esclusivamente le ricciole e le esche lo consentono è una preferenza scontata.

Le cernie mettono a dura prova i terminali a frequente rischio di rottura sulle rocce
I nodi
I nodi sono un discorso spesso molto personale.
Il nostro parere è che tutti i nodi fatti per bene siano adatti; infatti un nodo ben composto e ben assuccato, difficilmente rompe e non sarà davvero, quella percentuale in meno di tenuta del filo, a farci perdere i pesci.
Oltretutto il nodo migliore è quello che si fa meglio, anche in barca col mare al traverso e senza occhiali.
La dimestichezza è la migliore garanzia, lasciando perdere nodi inutilmente elaborati che vanno preparati il giorno prima e che non servono.
I nodi che non ci hanno mai tradito sono il clinck, semplice o improoved, l’uni e dulcis in fundo il nodo del tubicino o nail loop, che riteniamo forse il più performante.
Per legare un amo circle il nodo di riferimento è il perfection loop.
Per chi pensa alle misure può leggere un articolo specifico già pubblicato: https://www.globalfishing.it/limportanza-delle-dimensioni-ovvero-corto-lungo-lunghissimo/




















