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Tra tecnologia ed esperienza : la gestione delle poste

di Umberto Simonelli

 

La tecnologia attualmente disponibile oggi, era fantascienza fino ad una manciata di anni fa.

Quando è iniziata l’avventura della nostra pesca scandaglio e gps li vedevamo solo nei film di James Bond.

Eppure eravamo in grado comunque di raggiungere le poste di pesca e ritrovare punti isolati di cui si conosceva l’esistenza grazie alle carte nautiche, all’esplorazione subacquea o ai riferimenti “regalati” da qualche professionista.

Neanche lo scandaglio ha supportato le nostre prime uscite di pescatori subacquei o di canna.

Un’esistenza difficile, a pensarci bene, che però è stata una palestra davvero importante che ha rappresentato, con l’avvento degli strumenti, un valore aggiunto di importanza straordinaria.

 

Questo è uno dei primi scandagli scriventi di qualità immessi sul mercato: possederne uno significava avere una vera “arma segreta” 

 

All’inizio …

Per andare a pesca c’era solo da rimboccarsi le maniche e, sebbene i pesci fossero stati decisamente più abbondanti e meno smaliziati il bilancio si chiudeva, il più delle volte, a loro favore.

Trovare poste buone e fondali proficui era solo il frutto di tante ore mare e dell’uso attento di quanto c’era a disposizione.

In primo luogo un ruolo determinante lo svolgevano le carte nautiche che imparavamo a memoria, annotando distanze e rotte.

Poi l’attenta analisi della costa forniva chiari indizi dell’andamento dei fondali, secondo l’antica regola che la morfologia e l’andamento della costa sarebbe stato indicativo di quello del fondale marino.

E poi c’era l’intelligence, ovvero tutta l’azione di “ascolto” e tutte le indagini per scoprire indizi dai più esperti.

I professionisti e le loro reti erano poi un’altra fonte preziosa di notizie; capendo dove calavano palamiti e tramagli, oltre ad osservare cosa vi rimanesse impigliato, tra pesci e detriti, ci si faceva un’idea di dove andare.

Un altro elemento indicativo erano i cambiamenti colore dell’acqua e là dove il blu arrivava repentino c’era certo un salto batimetrico importante, fondamentale per trainare.

Chi praticava anche la pesca subacquea aveva anche molte chance in più.

 

I pescatori sono tutt’ora una fonte inesauribili di informazioni che nessuno strumento potrà mai fornirci; con la loro esperienza e la conoscenza di prede e fondali possono esserci di grande aiuto

 

Guardando verso terra

Una volta trovati i posti buoni, bisognava “segnarli” e qui entrava in gioco la capacità di fotografare, a colpo d’occhio i famosi punti a terra.

Ci voleva occhio, ma punti buoni e presi tempestivamente hanno un margine di errore, che non ha nulla da invidiare ad un attuale cartografico.

Il gioco era tutto li, trovare punti cospicui che non mutassero col tempo, da triangolare e poi da riportare nel “quaderno delle mire” che ogni pescatore possedeva come uno dei tesori più preziosi.

A pesca subacquea avevamo imparato ad appuntare le mire su pezzi di plastica con pennarelli impermeabili, ogni volta che si riemergeva.

 

 

Uno dei primi cartografici evoluti che ha fatto, per molti di noi, una grande differenza

 

Tecnologia attuale

Oggi siamo sempre perfettamente geolocalizzati, sappiamo non solo misurare la profondità ma analizzare il fondale anche in modo tridimensionale, discriminando i pesci, gli scogli, i relitti e chi più ne ha più ne metta.

Ritornare su una posta è un gioco da ragazzi, facile come bere un bicchier d’acqua, cosa che abbrevia i tempi di un pescatore per sentirsi tale.

 

Oggi possiamo contare su cartografie super dettagliate, capaci di aggiornarsi automaticamente …

 

Ma se avessimo un black out? Quanti sarebbero in grado di proseguire la sessione di pesca?

Senza giungere a provocazioni estremizzate, dobbiamo però aggiungere che quel bagaglio di autonomia che rende capaci alcuni di orizzontarsi alla luce anche dei riferimenti a terra può rendere l’azione di pesca incredibilmente incisiva.

Ognuno di voi avrà verificato che non basta arrivare sulla posta al millimetro, ma conta la passata, ovvero il verso e la direzione; dove la direzione è la traiettoria da percorrere ed il verso è l’andamento del percorso.

Vero che molti fishfinder integrati con ottimi cartografici disegnano carte super precise dei fondali, ma è pur vero che non tutti possono imbarcare strumenti economicamente rilevanti.

 

Ecco come uno strumento attuale è in grado di farci percepire il fondale dello spot su cu stiamo pescando

Vi assicuro che un po’ di esercizio all’osservazione può integrare con enorme successo uno strumento di medio livello.

Una scaduta, un salto batimetrico il più delle volte fruttano solo se la passata ha una specifica direzione, perché la strike zone dei pesci in genere è costante e conta tantissimo ricordarsi come affrontare lo spot, e questo non ce lo ricorda lo strumento.

 

Immagini che fanno venire un tonfo al cuore, impensabili da immaginare anni fa …

Spesso la corrente può cambiare lo scenario di pesca, trasformandolo e solo avendo chiaro l’andamento del fondo si può arrivare a dama.

E soprattutto la percezione chiara anche delle variazioni di rotta da mettere in pratica sono possibili se ci si orizzonta con mire ben visibili, cosa che ci offrirà la possibilità di insistere su punti in modo incredibilmente preciso.

Basterà esercitarsi un po’ per aggiungere alla tecnologia un minimo di astuzia che ci renderà chirurgici.

 

Si ringrazia Pasquale Esposito per la gentile concessione di alcune immagini