• I Piu' Visti

    Come attrezzarsi per la traina col vivo …

    di Umberto Simonelli

    La traina con le esche vive affascina tutti gli amanti della pesca …

    Rappresenta infatti l’immaginario collettivo di tutti i pescatori di mare che sognano la cattura delle grandi prede.

    Siamo alle soglie dell’estate ed è scontato che, complici le vacanze, qualcuno voglia finalmente lanciarsi in questa avventura.

    La traina con il vivo è, come tutte le tecniche, difficile e semplice al tempo stesso… in fin dei conti si tratta di ingannare un predatore “sventolandogli” sotto al naso un succulento boccone vivo.

    In realtà, soprattutto se si è alle prime armi è facile a dirsi ma molto meno a farsi.

    Ovviamente bisogna partire dall’attrezzatura, argomento delicatissimo, la cui scelta è complicata, soprattutto se il budget è limitato.

    Se si dà retta alle tendenze, si corre il rischio di uscirne con le ossa (del portafoglio) rotte, senza riuscire a mettere a punto tutta l’attrezzatura necessaria.

    Dato per scontato, ovviamente, che si abbia una barca, capace di navigare a velocità sotto al nodo o poco sopra, quel che rimane da fare è comprare quel che serve.

    Canne &C

     

     

    Il pezzo forte dell’artiglieria è sicuramente la canna.

    Non esiste la canna ideale, esiste la canna che ci piace e con la quale troviamo un feeling.

    Se dovessimo dare un indirizzo rispetto alle caratteristiche, 12 lb per una lunghezza di 2metri o poco più sono un buon inizio.

    L’azione, salvo avere un cimino sensibile, sarà anche un fatto di gusto, ma il consiglio è quello di evitare canne troppo morbide, curando il fatto che abbiano schiena.

    I fusti sono mediamente tutti buoni, quel che fa la differenza è l’anellatura che rappresenta una voce di costo che si fa sentire.

    Malgrado ciò si può andare a pesca e confrontarsi con un pescione anche se non si è proprietari del top di gamma, parola di pescatore …

    Passiamo al mulinello, sicuramente un rotante con la frizione a leva, che sceglieremo con una potenza proporzionata alla canna.

    Cerchiamo modelli compatti, il cui pregio dovrà essere la leggerezza e una bobina che non serve grandissima, tanto dovremo usare esclusivamente trecciato.

    Anche qui, a meno che lo si possa fare, non serve investire un patrimonio: certo non compriamo cineserie più appropriate a fare la sorpresa in un nuovo di pasqua, perché non ne ricaveremo alcun vantaggio.

    Ci sono marche di rilievo che producono muli onesti e senza aver paura di fare nomi, Shimano, Penn ed altri mettono in commercio prodotti che, vi assicuriamo, non deludono e durano.

     

     

    Il filo

    Qui non c’è da scherzare e il trecciato da adoperare deve essere buono e senza sorprese.

    Perdere un pesce perché il filo non è all’altezza è una pessima esperienza e consigliamo quindi di orientarci su filati ad 8 capi con la garanzia offerta di marchi noti.

    40 libre sono generalmente il carico di rottura più idoneo, con il compromesso migliore rispetto alla sezione che, più è sottile e meno attrito subisce, e 300 mt il minimo sindacale da caricare.

    Non dovremo dimenticare il filo  di nylon per un po’ di backing, ovvero di cuscinetto da mettere in bobina prima di caricare il braid.

    Preterminali & terminali

     

     

    Una volta riempito il mulo con il trecciato avremo necessità di applicare un pre terminale; ovvero uno shock leader che avrà la funzione di ammortizzatore e di allontanare l’esca.

    Lo connetteremo con un nodo, di quelli specifici per connettere trecciato e monofilo.

    Il nylon è il filato ideale e i diametri di riferimento oscilleranno intorno ad uno 0,60: un po’ di meno o un po’ di più.

    Alle prime armi è bene non estremizzare prima di aver percepito bene ciò che accade in caso di strike e stare sul sicuro è meglio.

    Consigliamo un filo morbido di qualità, di quelli specifici per questo uso… e anche qui vige la regola di comprare materiali garantiti da aziende specializzate di provata serietà

    Siamo arrivati al bello, ovvero al terminale.

    Potremo usare tanto il fluor carbon che il nylon; sorvoliamo il discorso della visibilità sulla quale abbiamo già dibattuto in un articolo e soffermiamoci su alcune sfumature.

    Il FC è meno morbido ma resiste di più alle abrasioni degli scogli e dei denti, il nylon al contrario le soffre di più, ma è estremamente più morbido e, ad esempio, nella montatura da applicare ad un pesce nuotatore, come un’aguglia, è consigliabile perché crea meno impedimento e il movimento risulta più naturale.

    Il terminale completerà il calamento; parliamo di due metri di filato, o più,  armato con uno o due ami, a seconda delle esigenze e preferenze unito al pre-terminale, con una girella calibrata in acciaio inox.

    L’inganno è pronto e potremo andare in pesca ma …

     

    La zavorra

     

     

    Senza piombo guardiano che pesca col vivo sarebbe?

    Quindi dovremo approvvigionare delle zavorre appropriate; generalmente 350gr e 500 gr sono sufficienti a soddisfare quasi tutte le esigenze di affondamento.

    Il taglio dei 700 gr si usa per profondità importantissime o per zone di corrente molto elevata.

    Il tipo di piombo è una scelta personale ed è perfettamente inutile farsi prendere da tante “fisime”: non sarà la forma a farvi catturare o meno un pesce.

    La preferenza di chi scrive da sempre è ricaduta sui formati a pera, senza girella: pratici, economici e privi di vibrazioni, durante il moto anche veloce.

    Gli ami

     

     

    Un breve accenno è indispensabile, sebbene tratteremo a breve l’argomento in modo molto approfondito, congiuntamente al discorso terminali.

    In una classica montatura a due ami, l’essenziale è una curvatura ampia ma soprattutto una punta affilata e che tenga il filo: per essere tale deve pungerci le dita sul serio.

    La capacità di penetrazione è la prerogativa fondamentale, prima di tante altre caratteristiche.

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