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Surf Casting: Prede nell’onda, ovvero i segreti delle mareggiate

Trabucco Fishing / Articoli e prodotti per la pesca sportiva e agonistica

di Domenico Craveli

Il Surfcasting vero, quello doc, lo si pratica con moto ondoso importante, dove stare correttamente in pesca è spesso molto complicato.

Nella schiuma ci sono diversi settori, ognuno frequentato da una precisa specie.

Solo la perfetta conoscenza del moto dei flussi, può permetterci carnieri importanti.

Corrente primaria e secondaria

Il moto ondoso può essere come un libro aperto e solo dalla sua corretta lettura dipende il successo della battuta di pesca. Zone turbolente e zone calme devono servire a farci capire cosa c’è sotto, davanti alla nostra postazione e soprattutto a quale distanza. Lanciare le esche a casaccio in mare, ha poco senso se si ambisce al grosso risultato

Il moto ondoso è determinato dall’attrito del vento, che spinge sulla superficie del mare.

L’aumento della sua intensità è direttamente proporzionale all’accrescimento dell’onda.

Questa, tende sempre a disporsi più o meno perpendicolarmente alla linea di battigia, relativamente all’esposizione della spiaggia, creando correnti diverse a seconda della provenienza del vento stesso.

Ogni zona ha delle caratteristiche morfologiche che determinano una precisa condizione di pesca, anche se per tutte valgono dei concetti di base.

L’onda che si avvicina a terra genera un flusso definito “corrente primaria”; dopo l’impatto con la costa, si genera una  corrente  che ritorna verso il largo, che viene chiamata “secondaria”. E’ proprio questa che porta i nutrienti a portata dei pinnuti letteralmente scavati e strappati dietro il gradino di risacca.

Percorso dell’onda

La corretta individuazione di un preciso stato, in un preciso settore, ci permette di intercettare le prede più belle con mirata approssimazione

Quando l’onda nel suo avvicinarsi verso la battigia incontra il basso fondale, si innalza e frange, per scaricare tutta la sua potenza esplosiva sulla battigia.

L’impatto è devastante e tutto quello che era sotterrato, ora è esposto e pronto per essere trascinato e intercettato dai pinnuti in pascolo.  

Assisteremo quindi in sintesi ad un’azione di scavo e di trascinamento delle sostanze organiche ed inorganiche, presenti al di sotto della battigia, che verranno depositate, dove la corrente primaria e la corrente secondaria si incontrano e si annullano.

Ci saranno quindi pinnuti che li afferreranno al “volo”, ad altri che invece si alimenteranno nell’apparente calma dove i flussi rallentano.

Tanti settori quindi, ognuno con caratteristiche precise, tutte da sfruttare per portare nel nostro carniere prede belle, grandi e di pregio.

Risacca

Terminali a prova di turbolenza sono la chiave per arrivare ai pesci che scorrazzano nell’onda

La zona subito a ridosso del cavo dell’onda, è il cosiddetto gradino di risacca.

E’ un settore a massima turbolenza, ed in esso è possibile trovare grossi saraghi e spigole.

Far lavorare correttamente i terminali in questo settore è particolarmente difficile.

Montature senza fronzoli quindi, con piombi piramidali ad alta tenuta, braccioli corti e fili di diametro sostenuto, nel più classico pater-noster.

I pesci, saranno tutt’altro che diffidenti, anzi…

Il canalone

Il mitico canalone altro non è che una zona di maggiore profondità, creatasi perché le correnti costrette a passare in un percorso più stretto per via di ostacoli sul fondo, o per diversa consistenza del substrato stesso, scavano un profondo ed ampio solco.

Il canalone è una zona apparentemente più calma in mezzo alla turbolenza, è può essere perpendicolare alla battigia, oppure parallelo alla costa, leggermente inclinato in funzione della direzione della mareggiata.

In esso si può trovare di tutto, dalle spigole, ai saraghi, ma anche grosse mormore.

Il canalone è il settore per eccellenza di sua maestà l’orata.

Gli esemplari da paura spesso si intercettano proprio per tutta la sua lunghezza.

Terminali mono-amo con attacco alto, sono quanto di meglio si possa utilizzare per tentare il colpaccio.

Nelle fasi di scaduta un buon minitrave basso e un bracciolo di media lunghezza, intorno ai 150 cm , può sostituire lo short-rovesciato.

Bracciolo ed amo in funzione di innesco ed ambizioni, ma mai al di sotto dello 0.30, se le acque rimangono velate ed le onde energiche.

Ultimo frangente

E’ la zona dove l’onda scresta e crea un punto proficuo della pesca.

Su alcune spiagge basse è un punto lontano ed irraggiungibile, specie nelle prime fasi della scaduta, in altre, dove il fondale è profondo, non esiste proprio.

In ogni caso, dove esiste, e le nostre doti balistiche ci permettono di raggiungerlo, è lì che dovremmo lanciare le nostre esche più leggere, in cerca di prede “placide”, come grosse mormore ed orate.

E’ un settore dove può capitare di tutto, ma per osare, bisogna sfidare sempre la massima turbolenza.

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