di Domenico Craveli
Qualcuno dirà … ancora parliamo di Inchiku?
Ebbene si, perché malgrado la tecnica non sia più sulla cresta dell’onda, non solo continua a mantenere tutte le sue capacità catturanti, ma rappresenta anche, soprattutto alla luce delle evoluzioni odierne, uno spunto per approfondire la conoscenza del mondo verticale, oltre che per portare a casa qualche bel pesce.
L’inchiku è una disciplina che si è affermata in Italia grazie alla sperimentazione di appassionati che hanno condiviso risultati ed osservazioni.
Agli inizi non esisteva sul mercato nazionale l’offerta di esche specifiche e, quindi, spessissimo si comprava all’estero a “scatola chiusa”, indirizzandosi verso precisi artificiali che in Mediterraneo iniziavano a dare risultati.
In questo nostro revival, parleremo proprio di una delle esche che ha mostrato maggiori prerogative in pesca e che in qualche modo è il precursore, l’apripista delle esche dello slow pitch attuale.
Parliamo del Sea Dancer, un artificiale molto particolare per forma e comportamento in acqua, già molto innovativo per il periodo in cui si affacciò sul mercato.
Un’esca che ha scritto le prime pagine della storia italiana dell’inchiku, riuscendo ad estrapolare curiosità tecniche che possono aiutarci ancora oggi, per risolvere situazioni in cui i pesci di dimostrano apatici verso la nostra insidia.
L’esca che danza

L’atipicità della forma del Sea Dancer
Quale miglior modo per descrivere questo particolare modello di inchiku?
Un artificiale che danza davvero, e che merita un tributo per tutte le catture che ci ha regalato prima di essere sopraffatto da un’offerta di mercato molto più ampia.
Ma 10 anni fa… , non parliamo proprio del medio evo, la scena era tutta sua perché chi pescava ad inchiku, solitamente lo faceva utilizzando un “Sea Dancer”.
Un solido a forma di rombo, dalla sezione molto particolare, che ancora oggi presenta caratteristiche uniche nel suo genere.
Dalla forma ampia ed arcuata, questo inchiku soffre la corrente, ma le sue evoluzioni in acqua scatenano spesso attacchi in contesti dove molte esche falliscono.
In sostanza volteggia, si muove in acqua, grazie alla conformazione delle sue linee dinamiche, con ritmi che sembrano farlo danzare.
Forse un andamento a foglia morta, appena accennato, precursore delle esche attuali

Un bel dentice è caduto vittima di una Sea Dancer a base rosa/argento. Un artificiale che in primavera ha sempre dato ottimi risultati
Si scorticava dopo pochi morsi o dopo qualche urto sul fondo, i suoi ami non reggevano due uscite consecutive, ma questo “farfalloso” artificiale non poteva, e non può mancare ancora oggi nella bag di un appassionato.
Era sorprendente come con più pescatori in barca, con inchiku diversi, nei momenti di stallo di attività, l’allamata arrivava solo su di lui.
Probabilmente, quel danzare in corrente faceva la differenza, regalandoci pesci insperati e, soprattutto, facendoci capire che la parte metallica di questo artificiale non era un semplice vettore che si porta appresso un octopus, ma un elemento partecipante all’efficacia di azione.
Questo pensiero ci ha permesso di vedere con una nuova luce le strategie di jerking, proprio studiando la funzione dell’artificiale stesso, aprendoci prospettive e offrendoci intuizioni che hanno disegnato le tecniche verticali attuali .
A misura di stanziali

Ancora un bel dentice che non ha resisto alla danza ammaliatrice …
Il Sea Dancer è un artificiale che ha dato risultati sorprendenti con predatori stanziali come dentici e cernie.
La sua caratteristica di fluttuare in acqua, mentre in rilascio si dispone in corrente, probabilmente scatena l’istinto di aggressione di questi pesci, che lo attaccano in modo brutale anche nella fase di discesa.
Il Sea Dancer, numeri alla mano, viene attaccato non appena sbatte sul fondo, in percentuale di molto superiore, ai modelli all’epoca più diffusi, con la parte metallica ad ogiva.
Anche i prai non hanno disdegnato il SeaDancer, così come sono state fatte catture anche belle ricciole.
Ma lui, il nostro ballerino, da il meglio di sé , proprio sul fondo, specialmente quando la corrente è debole.
Meglio leggero

Un praio, catturato su un fondale importante, in una giornata “piatta”
Il sea dancer era prodotto nelle misure 70/100/200/300 gr, ma quelle che “hanno colpito” di più nei nostri mari sono state appunto le prime due più leggere.
Le versioni King, ossia 200/300, invece trovano ancora un uso soddisfacente ai tropici.
Il fatto che la leggerezza sia stata premiante la dice lunga rispetto all’evoluzione che questa pesca ha avuto.
Il costo di queste esche è stato sempre importante, e gli incagli hanno fatto piangere lacrime amare a molti.
Non ostante le evoluzioni del light vertical attuale, il Sea Dancer rimane un ferro che mantiene prerogative di pesca insuperate, che ne fanno un’esca che un appassionato di tecniche verticali non può non avere nella sua bag, proprio per la capacità di risolvere condizioni complicate, con pesci difficili.
Non è difficilissimo da trovare questo inchiku, che ancora è a stock in alcuni negozi, sebbene raro nelle versioni più leggere.
Il successo ne fece una delle esche verticali più imitate, ma nessun clone è stato mai all’altezza degli originali.



















