Bolognese Magazine

Obbiettivo cefalo: tecnica di base

di Celeste Di Maio

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La pesca al cefalo è la pesca tradizionale per eccellenza, praticata da quasi tutti i pescatori agli esordi della loro passione.

Chi di noi, alle prime armi, non ha passato tempo a insidiare questi scaltrissimi pesci con il pane e formaggio?

E la pesca in bolognese o con la canna fissa al cefalo rimane comunque una delle discipline più tecniche ma soprattutto più diffuse tra i pescatori che amano la pesca da terra.

Una pesca che non lascia nulla al caso, confrontandosi con una specie, non solo particolarmente sospettosa ma anche difficile da insidiare per il modo complesso con cui approccia le esche, capace di mettere alla prova non solo gli appassionati ma anche agonisti di provata esperienza.

In questo articolo cercheremo quindi di fare il punto sulla tecnica analizzando gli aspetti salienti soprattutto a vantaggio degli appassionati alle prime esperienze.

 

L’autore con una bellisima pescata

 

Andiamo a pesca

La pesca al muggine si può effettuare con successo dalla scogliera, da riva ed anche nei porti, dove bisogna prima verificare la possibilità di pescare e dove la presenza di questi pesci è tendenzialmente molto elevata.

Nei porti forse il valore in cucina del pescato non è il massimo, ma l’aspetto tecnico invece è interessante per la continuità di incontri e quindi per il conseguente  perfezionamento dell’azione di pesca

Il complesso pescante è più o meno  lo stesso per quasi tutti gli scenari, salvo qualche piccolo aggiustamento e personalizzazione che verranno naturalmente con l’esperienza.

Il brumeggio

Una volta posizionato accuratamente l’attrezzatura e il nostro panchetto, la prima cosa da fare è confezionare la pastura.

Ognuno di noi ha la sua ricetta speciale ma noi condivideremo, con i lettori, quella che in anni di pesca si è dimostrata la soluzione migliore in ogni condizione; un ottimo compromesso tra rendimento e facilità di preparazione.

Come base utilizzeremo un preparato pronto specifico per i cefali da un kg, che verseremo in un secchio capiente a cui aggiungeremo 500 grammi di pan grattato che servirà a disgregare meglio la pastura in prossimità del fondo.

Le mischieremo con cura, prima a secco e, dopo aver reso il preparato omogeneo, la bagneremo gradualmente con del latte intero (va bene anche quello a lunga conservazione) che, oltre a rendere il tutto una pasta, ci farà ottenere una visibile scia bianca al momento del lancio della palla di pastura in acqua.

La consistenza della pastura è importante: deve essere soda ma non troppo …

 

Per dare una marcia in più al brumeggio potremo aggiungere anche degli ulteriori aromi e potremo sbizzarrirci additivando il tutto con olio di sarda, aglio e formaggio, ma senza esagerare …

La consistenza che dovremo ottenere sarà tale da permetterci di realizzare delle “palle” compatte quel tanto da resistere al lancio, ma anche in grado di disgregarsi durante la discesa.

Il tipo di preparazione che avremo realizzato, giocherà su due fronti: il richiamo visivo dato dalla visibilità della scia e quello olfattivo dei componenti.

La pastura dovrà puntare sulla sollecitazione della frenesia alimentare dei cefali senza saziarli.

All’opera

Una volta lanciate le prime 2/3 “palle” nel raggio d’azione in cui si vuole pescare, nel mentre che la pastura farà il suo lavoro, prepariamo la canna, con una paratura semplice ma sempre molto efficace.

Il consiglio è quello di scegliere un galleggiante con forma affusolata, che è quella più sensibile alle tocche delicate del muggine.

Ne sceglieremo uno da 2,5 gr., tarandolo fino a 2,3 gr per segnalare con la massima evidenza possibile le timide mangiare dei cefali.

Il terminale

 

Un terminale semplice ma molto efficace

 

La lenza sarà molto semplice, cioè senza troppo “svolazzo” dato che andremo ad innescare dei fiocchi di pane francese.

La costruiremo con una torpilla da 1,80 gr bloccata da 2 piombini di 0,07 gr, con i quali completeremo la taratura del galleggiante insieme ad altri 5 piombini che formeranno una micro spallinata.

Il terminale sarà realizzato con due braccioli, con lo scopo di aumentare le opportunità di abboccata e in più, nelle varie fasi di lancio e recupero dell’esca, i vari pezzi di pane innescato  che si staccheranno  funzioneranno da ulteriore pastura..

I galleggianti se di forma affusolata, pur mantenendo la forza di galleggiamento, affondano più facilmente anche con approcci all’esca molto leggeri e offrono segnalazioni più marcate

 

Il terminale verrà connesso alla lenza madre per mezzo di un micro aggancio.

I braccioli saranno rispettivamente di 70 e 50 cm uniti da una piccola asola in cima.

Il diametro del filo e la grandezza dell’amo sono scelte che il pescatore dovrà fare in autonomia, in base alla mole dei pesci presenti in zona.

 

Le reazioni del cefalo sono potenti, quasi violente  e rendono molto critico il recupero con fili sottili

 

In linea di massima abbiamo sperimentato che un buon fluorocarbon dello 0,10/0,12 e un amo del 16/14, sono perfettamente all’altezza del gran numero di situazioni che si vengono a verificare in pesca, anche con esemplari di taglia.